“Vivere immersa in una vasca di vetro piena d’acqua, con solo una cannuccia per respirare”. È questa la risposta che ho dato al mio psicologo quando mi ha chiesto di descrivere come convivo da sempre con ansia e depressione.
Vedo il mondo scorrere intorno a me e sento il peso delle aspettative altrui, ma per me anche solo sembrare ‘normale’ richiede uno sforzo immane.
Nessuno si accorge dell’acqua che mi sommerge, né dei miei disperati tentativi di prendere aria. Di recente, però, leggendo il Salmo 69, mi sono sentita vista e capita come mai prima d’ora.
La metafora nel Salmo 69
Stavo leggendo il brano da una traduzione moderna che ha voluto preservare lo stile letterario del testo originale ebraico, compresi i suoi ritmi poetici e le sue metafore.

Leggendo questi versi, ho avuto la sensazione che le parole del salmista scaturissero dalla mia stessa anima. Era come se un autore vissuto tremila anni fa stesse dando voce alle mie preghiere più intime e alle mie lotte interiori.
L’immagine di chi affonda nell’acqua è una metafora incredibilmente attuale, che richiama da vicino proprio la descrizione della depressione che avevo condiviso con il mio psicologo.
Come molti altri salmi, anche questo segue un percorso ben preciso: (1) il conflitto, (2) la lotta disperata con Dio e (3) la risoluzione nella fede. Vediamo insieme alcuni versetti del Salmo 69 e come riflettono la mia esperienza personale con la malattia mentale.
1. Il conflitto (versetti 1-3)
1 Salvami, o Dio, poiché le acque mi sono giunte fino all’anima.
2 Io sono affondato in un profondo pantano, dove non v’è punto di appoggio; sono giunto in acque profonde, e la corrente mi sommerge.
3 Sono stanco di gridare, la mia gola è riarsa; gli occhi mi vengono meno, mentre aspetto il mio Dio.
Immaginate di essere travolti dalla corrente di un fiume: provate disperatamente a rimettervi in piedi, ma venite continuamente trascinati a fondo. Ogni volta che la testa riemerge dall’acqua, riprendete fiato e gridate aiuto con tutte le forze, prima di essere risucchiati di nuovo verso il basso.
Non avete più l’energia per lottare e sentite di non avere altra scelta se non quella di abbandonarvi alla corrente.
È una metafora che potrebbe descrivere molte prove diverse, ma quando l’ho letta la prima volta, ho subito pensato ai problemi di salute mentale.
Ogni singola riga dava voce a una sfumatura diversa di ciò che stavo provando. L’urgenza di essere salvata — e di esserlo subito — assorbiva ogni mio pensiero.
Dopo aver tentato qualsiasi altra strada, sapevo che ormai solo il Signore avrebbe potuto aiutarmi.
Eppure, per quanto spesso e disperatamente cercassi di rivolgermi al cielo, nulla sembrava cambiare. Ero stremata, e sentivo la mia speranza affondare piano piano.
2 La lotta (versetti 17-18, 20, 29)
17 E non nascondere il tuo volto dal tuo servo, perché sono nella distretta; affrettati a rispondermi.
18 Accostati alla mia anima, e redimila; riscattami a causa dei miei nemici.
20 Il disonore mi ha spezzato il cuore e sono tutto dolente; ho aspettato chi si condolesse con me, non v’è stato alcuno; ho aspettato dei consolatori, ma non ne ho trovati.
29 Quanto a me, io sono misero e addolorato; la tua salvezza, o Dio, mi ponga in luoghi elevati.
La sofferenza è reale. Credo con tutto il cuore che Dio esista, ma nelle fasi più buie della mia disperazione emotiva e mentale, percepire la Sua presenza diventa quasi impossibile.
Uno degli effetti più tragici della malattia mentale è l’intorpidimento, la totale incapacità di sentire le cose sensibili e sfumate, compreso lo Spirito Santo.
Di conseguenza, a volte mi sento abbandonata. “So che puoi aiutarmi”, grido a gran voce, “e allora perché non lo fai?
Sto facendo tutto quello che posso. Perché hai scelto di farmi affrontare tutto questo da sola?”.
So di non essere l’unica persona a vivere questa esperienza. Alcuni dei figli più devoti del Padre celeste non riescono a sentire lo Spirito a causa della depressione o dell’ansia. L’anziano Dale G. Renlund ha insegnato:
“La nostra percezione dell’amore di Dio può essere affievolita da circostanze difficili e da malattie fisiche o mentali…
A volte potremmo non sentire il Suo amore, ma è sempre lì. L’amore di Dio è perfetto. La nostra capacità di percepire questo amore non lo è”.
Vi prego, credetemi: non riuscire a sentire l’amore di Dio non significa essere ‘sbagliati’, né vuol dire che Lui ci abbia abbandonati. Ma come si fa a rimanere aggrappati alla fede quando la corrente ci travolge da ogni parte e non si intravede alcuna tregua?
3. La risoluzione mediante la fede (versetti 30-35)
30 Io celebrerò il nome di Dio con un canto, e lo magnificherò con le mie lodi.
31 E ciò sarà accettevole all’Eterno più di un bue, più di un giovenco con corna ed unghie.
32 I mansueti lo vedranno e si rallegreranno; o voi che cercate Dio, il vostro cuore riviva!
33 Poiché l’Eterno ascolta i bisognosi, e non disprezza i suoi prigionieri.
34 Lo lodino i cieli e la terra, i mari e tutto ciò che si muove in essi!
35 Poiché Dio salverà Sion, e riedificherà le città di Giuda; il suo popolo abiterà in Sion e la possiederà.
All’apparenza, nulla nella situazione del salmista è cambiato: si trova ancora bloccato negli abissi. A trasformarsi, però, è la sua prospettiva interiore, che torna a poggiarsi sulla fiducia in Dio.
La fede diventa così la chiave per il salmista, e può esserlo anche per ciascuno di noi. Tuttavia, non mi sognerei mai di liquidare la sofferenza di chi non sente Dio con un semplice “basta avere fede”: sarebbe una scorciatoia che sminuisce il dolore altrui e la complessità di questa battaglia.
Nei versetti del Salmo c’è una dichiarazione di fiducia che nasce dal ricordo: se Dio mi ha sostenuta in passato, posso fidarmi che lo farà ancora. Da qui nasce la scelta concreta di agire: lodare il Signore, coltivare la gratitudine, cercarLo e non arrendersi.
Così, perfino nei momenti in cui non riesco a percepire né Dio né la mia stessa fede, conservo la libertà di scegliere comunque di affidarmi a Lui.
Quando la corrente si fa travolgente e la Sua mano non sembra allungarsi per tirarmi fuori dall’acqua, posso scegliere di fare memoria di tutte le volte che è stato al mio fianco. È proprio ricordando la Sua presenza nel passato che trovo la forza di continuare a fidarmi di Lui nel presente.
Salmo 69: quando Dio tace

Durante l’Olocausto, un pio ebreo del ghetto lituano di Kovno non riusciva più a trovare il coraggio di pregare. Sopravvissuti e prigionieri ad Auschwitz si ponevano la stessa straziante domanda: “Dov’è Dio nelle nostre ore più buie?”. Un saggio rabbino rispose: “Anche se i nostri nemici controllano i nostri corpi, non possiedono le nostre anime”.
La presenza di Dio non si trova nell’assenza di sofferenza, ma nel cuore di chi sceglie consapevolmente di aggrapparsi a Lui. Come ha scritto il celebre psichiatra e sopravvissuto alla Shoah Viktor Frankl, ogni persona conserva sempre la libertà interiore di decidere chi diventare, persino nelle circostanze più terribili.
L’insegnamento del Salmo 69 ci ricorda che il silenzio spirituale non coincide con l’abbandono. Quando la depressione, l’ansia o le prove della vita rendono difficile percepire lo Spirito, possiamo scegliere di agire invece di subire.
4 azioni pratiche per ritrovare la fede nel silenzio di Dio
Durante i periodi di oscurità emotiva o spirituale in cui non riusciamo a sentire la vicinanza del Signore, il Salmo 69 ci invita a mettere in pratica questi passi di fede:
- Ricordare le esperienze passate con Dio: Quando la tempesta attuale impedisce di sentire la Sua presenza, esercitiamo l’arbitrio ricordando i momenti in cui abbiamo sperimentato la Sua bontà in passato.
- Cercare Dio oltre i semplici sentimenti: Poiché la salute mentale e l’ansia possono intorpidire le nostre emozioni, impariamo a riconoscere la presenza di Dio attraverso la ragione, la creazione, le Scritture e la gentilezza degli altri.
- Fidarsi dei Suoi tempi e del Suo aiuto: Confidare sul fatto che Egli ci guiderà verso il sostegno necessario (incluso l’aiuto professionale e psicologico), proteggendoci da pericoli più grandi di noi.
- Scegliere di non arrendersi: Mantenere la ferma speranza che Dio sia all’opera dietro le quinte per raccogliere i pezzi della nostra vita e ricomporli in qualcosa di ancora più grande.
Così, durante quei giorni, mesi o anni in cui non riesco a sentire il Signore vicino, scavo in profondità e queste sono le cose che cerco di fare.

Quando non ci sono segni riconoscibili della presenza del Padre Celeste nella mia vita, scelgo consapevolmente di credere che il silenzio non significa assenza, sempre con la ferma speranza che un giorno questa convinzione si rivelerà vera.
E finora non mi ha mai deluso.
E tu, cosa fai quando non riesci a sentire il Padre celeste vicino? Faccelo sapere nei commenti!

Salmo 69: come credere in Dio anche quando sta in silenzio (o così pensiamo) è stato originariamente scritto da Chelsea Hayden ed è stato pubblicato su ldsliving.com, intitolato Psalm 69: Why God’s silence does not signify His absence. Italiano ©2022 LDS Living, A Division of Deseret Book Company | English ©2022 LDS Living, A Division of Deseret Book Company.
