Nel panorama delle organizzazioni religiose globali, la gestione delle risorse economiche è un tema che spesso suscita domande e, a volte, malintesi. Per la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, la proprietà di aziende e la gestione di portafogli di investimento non sono fini a se stessi, né semplici operazioni commerciali. Ma perché la Chiesa possiede società e fa investimenti?

Sono espressioni pratiche di principi spirituali profondi: la prudenza, l’amministrazione responsabile e la preparazione.

Comprendere perché la Chiesa possiede società e investe richiede di guardare oltre i numeri e di esaminare la sua missione globale e la sua visione del futuro.

L’amministrazione responsabile 

Al cuore della filosofia finanziaria della Chiesa c’è il concetto biblico di amministrazione responsabile.

Tutto ciò che la Chiesa possiede è considerato un dono di Dio, e i dirigenti hanno la responsabilità sacra di gestire queste risorse in modo saggio per compiere la Sua opera.

L’apostolo Paolo insegnava:

“Or quel che si richiede dai dispensatori, è che ciascuno sia trovato fedele” (1 Corinzi 4:2).

Questa fedeltà si traduce in una gestione finanziaria che non solo soddisfa le esigenze immediate, ma pianifica anche per il futuro.

I fondi della Chiesa derivano principalmente dalle decime e dalle offerte dei suoi membri.

Queste donazioni sono sacre e vengono usate per costruire templi e case di culto, sostenere l’opera missionaria, fornire istruzione e condurre vaste operazioni umanitarie.

Tuttavia, la Chiesa riconosce anche l’importanza di accantonare risorse per garantire la sostenibilità di queste attività a lungo termine.

Motivi pratici e spirituali degli investimenti

Perché, dunque, la Chiesa non spende semplicemente tutte le decime che riceve ogni anno? Ci sono diverse ragioni fondamentali, sia pratiche che spirituali:

1. Preparazione per i tempi di bisogno

Uno dei principi cardine è la preparazione. La Bibbia è ricca di esempi di saggezza nella gestione delle risorse in previsione di tempi difficili, come la storia di Giuseppe in Egitto che accumulò grano durante gli anni di abbondanza per affrontare gli anni di carestia (Genesi 41).

La Chiesa, operando in tutto il mondo, deve essere preparata a rispondere a disastri naturali, crisi economiche e altre emergenze.

Disporre di riserve finanziarie e di proprietà agricole ad alta produttività — come l’enorme ranch Deseret Cattle and Citrus situato vicino ad Orlando, in Florida — garantisce che la Chiesa possa intervenire rapidamente per alimentare e sostenere le popolazioni qualora si presenti un momento di effettivo bisogno.

2. Autonomia finanziaria e sostenibilità

Mantenere riserve diversificate — che includono azioni, obbligazioni, partecipazioni in aziende tassabili, immobili commerciali e residenziali e proprietà agricole — permette alla Chiesa di sostenere le sue attività presenti e future senza dipendere esclusivamente dalle fluttuazioni delle decime annuali.

Tra le partecipazioni azionarie in aziende globali rientrano grandi società come Google e Home Depot (sebbene la Chiesa tenda a mantenere riservate le informazioni sugli investimenti specifici per evitare che i membri investano ciecamente per emulazione).

Inoltre, il reddito generato da questi investimenti aiuta a coprire i costi operativi.

Ad esempio, a livello locale i dirigenti non percepiscono alcun compenso, mentre le Autorità Generali a tempo pieno ricevono un’indennità di sostentamento di circa 120.000 dollari all’anno — un importo che rappresenta una significativa riduzione di stipendio per dirigenti come il fu presidente Russell M. Nelson, ex cardiochirurgo di fama mondiale.

Importante evidenziare che le iniziative imprenditoriali della Chiesa fanno sì che tali indennità provengano dalle attività commerciali e non dalla decima dei fedeli.

3. La Parabola dei talenti: far fruttare le risorse

Gesù raccontò la parabola dei talenti (Matteo 25:14-30), in cui un padrone loda i servi che hanno fatto fruttare i talenti affidati loro, e rimprovera il servo che ha semplicemente nascosto il suo talento per paura.

I dirigenti non nascondono i fondi “sotto il materasso”. Investire queste risorse in modo prudente tramite entità come la società d’investimento Ensign Peak Advisors — passata da una realtà modesta negli anni ’90 a un colosso che oggi gestisce un portafoglio stimato in oltre 100 miliardi di dollari — permette di preservare e valorizzare il patrimonio.

Il presidente Gordon B. Hinckley disse nel 1991:

“Una gestione prudente richiede che questo denaro venga messo a frutto… Abbiamo ritenuto che le aziende agricole di qualità, nel lungo periodo, rappresentino un investimento sicuro in cui il patrimonio della Chiesa possa essere preservato e valorizzato, pur rimanendo disponibile come risorsa agricola per sfamare le persone qualora dovesse presentarsi un momento di bisogno”.

Perché la Chiesa possiede società? Una questione di fiducia e fede 

Trattandosi di cifre e gestioni complesse, l’entità dei fondi può far discutere (come avvenne quando un ex dipendente segnalò presunte irregolarità all’IRS, l’agenzia fiscale USA, accuse poi smentite dalla Chiesa senza che l’IRS avviasse indagini).

Alcuni ritengono che le riserve siano esorbitanti o che si debba spendere di più nel presente; altri vedono in questo successo finanziario un motivo di gratitudine per la saggia gestione degli amministratori.

Come ricordava il dirigente J. Reuben Clark, i dirigenti non sono infallibili nelle decisioni finanziarie, ma la scelta di pagare la decima rimane un atto di fede e un impegno personale con Dio.

Pago la decima perché credo che questa sia la Chiesa restaurata di Dio. La mia scelta di pagare la decima non dipende da quanto perfettamente venga gestita, ma dal mio impegno con Lui. Spero e prego che venga usata in modo ispirato, ma alla fine, è una questione tra me e il Signore.

Perché la Chiesa possiede società e fa investimenti?: le radici storiche dell’autosufficienza

Per comprendere appieno la filosofia finanziaria della Chiesa e perché possiede società e fa investimenti, è utile guardare alle sue origini storiche nello Utah del XIX secolo. Isolata nell’Ovest americano e sotto la pressione di leggi federali come l’Edmunds Act del 1887 (che dava potere al governo di confiscare i beni della Chiesa lasciandola senza base finanziaria), la comunità dovette creare una propria rete economica autonoma.

Le iniziative imprenditoriali nacquero per fornire opportunità occupazionali e abbassare i prezzi dei beni di consumo, e inclusero aziende e settori specifici:

Stampa e Informazione: Il quotidiano Deseret News, affiancato da altre testate dell’epoca come il Salt Lake Herald e il Salt Lake Times.

Commercio e Beni di Consumo: La ZCMI (Zion’s Co-operative Mercantile Institution), un grande magazzino fondato da Brigham Young per contrastare i prezzi esorbitanti dei commercianti privati (sulla cui area oggi sorge il centro commerciale City Creek Center).

Finanza e Banche: La Zion’s Saving Bank and Trust Company.

Agricoltura e Industria: L’industria della barbabietola da zucchero (sviluppatasi poi nella Utah-Idaho Sugar Company) per dare una coltura redditizia agli agricoltori, e la Inland Crystal Salt Company.

Trasporti, Risorse e Intrattenimento: La Consolidated Wagon and Machine, la Salt Lake & Los Angeles Railway Company, la Union Light & Power Company, la Bullion, Beck, and Champion Mining Company, l’hotel Templeton Hotel e persino la stazione balneare Saltair Beach Company.

Lo studioso D. Michael Quinn ha sottolineato che la Chiesa raramente ha perseguito il profitto come motivazione primaria per avviare queste attività.

Sebbene fino al 1933 molte aziende fossero un peso finanziario che portò l’organizzazione vicino alla bancarotta, fu la riorganizzazione guidata da N. Eldon Tanner verso la metà del Novecento a trasformare la sede centrale in una realtà finanziariamente solida, ponendo le basi per l’indipendenza e la stabilità di cui la Chiesa gode oggi.