I primi capitoli di 1 Samuele descrivono le origini miracolose e la formazione del profeta Samuele, la prima grande figura spirituale dopo Giosuè, vissuto secoli prima di lui. Questo racconto biblico introduce l’eccezionale ministero di un uomo destinato a essere l’ultimo leader supremo d’Israele.
Esercitando con fedeltà i ruoli di profeta, sacerdote e giudice, egli guidò una trasformazione profonda. Unificò tribù deboli e spesso in guerra, trasformandole in una nazione stabile e strutturata nel turbolento Medio Oriente antico.
Proprio per questo, Samuele è considerato una delle personalità più rilevanti della Bibbia ebraica. Il suo straordinario impatto rende la narrazione della sua nascita, della sua infanzia e della sua chiamata divina un testo di fondamentale importanza.
Samuele: il primo dei profeti successivi
Il profeta Samuele fu un grande profeta dell’Antico Testamento. Fece da ponte, da anello di congiunzione tra i patriarchi, i giudici e i re. Fu l’ultimo dei giudici e “il primo dei profeti successivi”.
Egli visse in un momento cruciale per il popolo eletto. In quella fase di transizione, gli israeliti iniziarono a chiedere un re, spingendo per sostituire l’antico sistema dei patriarchi e dei giudici che aveva guidato la nazione fino ad allora.
Fu testimone della prima scissione tra Chiesa e Stato e del passaggio da una confederazione di dodici tribù a un unico regno unito.
Servì il Signore in un’epoca in cui la Casa d’Israele era sempre più indebolita, agli inizi della sua spirale discendente verso la schiavitù e la dispersione.
Si può creare un po’ di confusione quando si apprende che Samuele fu il “primo” profeta. La parola “profeta” ricorre solo in maniera incidentale prima di Samuele. Tuttavia, i Santi degli Ultimi Giorni sanno che il popolo del Signore fu guidato da Adamo a Giosuè grazie alla direzione profetica divina da parte di leader solitamente denominati patriarchi.
Samuele fu il primo dei profeti “orali”, che comprendono Nathan, Ahija, Elia ed Eliseo, che operarono per circa 300 anni prima dei profeti “scrittori” che scrissero gli ultimi 17 libri dell’Antico Testamento.
Per comprendere più appieno l’importanza della chiamata di Samuele vale la pena di partire dal contesto.
L’ultimo dei giudici
Il regno dei giudici dopo la morte di Giosuè durò più di 300 anni.
Giosuè aveva stabilito con fermezza il principio del governo per profezia. Tuttavia, sotto i successivi dodici giudici, Israele rimase privo di un governo centrale. In questo lungo periodo della sua storia, la nazione non ebbe un’autorità unica e riconosciuta da tutte le tribù, capace di dare una direzione unitaria al paese.
Le tribù d’Israele erano ancora in guerra con i Cananei, ma combattevano anche tra loro, uccidendo migliaia di persone da entrambe le parti.
Mosè aveva avvertito il popolo dell’alleanza del Signore che, se fosse stato disobbediente, sarebbe stato “colpito davanti ai suoi nemici”, sarebbe stato “oppresso e schiacciato sempre” e avrebbe “servito altri dèi” di “legno e pietra” (Deuteronomio 28:15-37).
Il popolo vacillava tra la fede in Geova e l’adorazione di divinità pagane, diventando sempre più ribelle e idolatra.
Le ultime parole del libro dei Giudici descrivono bene la condizione di disordine e di sconvolgimento in cui nacque il profeta Samuele:
“A quel tempo, non v’era re in Israele; ognuno faceva quel che gli pareva meglio” (Giudici 21:25).
Il primo dei profeti
La storia del profeta Samuele viene spesso raccontata in relazione ad altri quattro personaggi: Anna, sua madre; Eli, il sacerdote che lo istruì; Saul e Davide, che egli consacrò e unse quali re d’Israele.
Anna era una donna di grande fede. Una delle due mogli di Elkana, e da lui favorita, era tuttavia sterile.
Proprio come Sara era tormentata da Agar, Anna era continuamente vessata da Pennina (seconda moglie di Elkana) a causa della sua infertilità.
In preda “all’amarezza dell’anima”, pregò il Signore e pianse a dirotto per avere un figlio, e nel tempio di Shiloh, “fece voto” a Dio che, se fosse stata benedetta con un figlio, lo avrebbe “dato al Signore per tutti i giorni della sua vita”. Dio ascoltò la supplica accorata di Anna e le donò Samuele.
Anna tenne fede alla sua promessa, e dopo aver tenuto con sé il pargolo fino all’età dello svezzamento, lo portò al tempio e lo consegnò a Eli, il sacerdote di Scilo dove era custodita l’arca dell’alleanza.
Ogni anno gli portava “un piccolo mantello” come una madre amorevole. E Samuele “faceva il servizio nel cospetto dell’Eterno; era un fanciullo, e cinto di un efod di lino” (1 Sam 2:18), una cintura che indicava l’autorità di sommo sacerdote.
Attraverso Eli impariamo l’importanza della rettitudine e della coerenza. La notte in cui “il Signore stette lì” e svegliò il ragazzo Samuele, parlò di Eli:
“Gli ho predetto che avrei esercitato i miei giudizi sulla sua casa in perpetuo, a motivo dell’iniquità che egli ben conosce, poiché i suoi figli hanno attirato su di sé la maledizione, ed egli non li ha frenati” (1 Sam 3:10,13).
Questa condanna contro la casa di Eli avvenne a causa del comportamento ebbro ed immorale dei figli, dei banchetti sacrileghi e della mancata correzione da parte di Eli.
In seguito, quando Eli seppe che i suoi figli erano stati uccisi in battaglia contro i Filistei che avevano rubato “l’Arca di Dio”, cadde all’indietro dalla sedia e si ruppe il collo.
Aveva 98 anni e aveva giudicato Israele per 40 anni, durante i quali “Samuele cresceva e il Signore era con lui…”.
“E tutto Israele… sapeva che Samuele era stato stabilito per essere un profeta del Signore… perché il Signore si era rivelato a Samuele a Scilo con la parola del Signore”.
“Samuele cresceva, e l’Eterno era con lui… e tutto Israele riconobbe che Samuele era stabilito profeta dell’Eterno.
L’Eterno continuò ad apparire a Scilo, poiché a Scilo l’Eterno si rivelava a Samuele mediante la sua parola, e la parola di Samuele era rivolta a tutto Israele” (1 Sam 3:19-21).
Con l’unzione di re Saul, Samuele fu testimone di una tragica svolta per l’antico Israele: una spaccatura che apriva la strada alla futura apostasia.
Il popolo non vedeva un erede credibile per il ruolo di giudice. Samuele era ormai anziano e i suoi figli si erano allontanati dalla retta via; per questo gli israeliti pretesero una svolta, chiedendo: “Il nostro re amministrerà la giustizia fra noi, marcerà alla nostra testa e condurrà le nostre guerre”. (1 Sam. 8:20).
Samuele e i Re
Il profeta Samuele apprese che parte fondamentale del suo dovere era vigilare sui re d’Israele e guidare il popolo. Quando Saul disobbedì all’Onnipotente, venne respinto da Dio già all’inizio del suo mandato; ciononostante, continuò a regnare con insolenza per anni.
Questo portò a un costante conflitto tra potere sacerdotale e monarchia. Un esempio emblematico si verificò quando Saul usurpò l’autorità esclusiva di Samuele, pretendendo di offrire sacrifici al posto suo.
Saul, infatti, non apparteneva alla tribù dei Leviti e non possedeva l’autorità del sacerdozio, necessaria per officiare un sacrificio. Nel compiere ugualmente quel rito, violò le leggi sacre e offese profondamente Dio.
In molte altre occasioni Saul dimostrò che, quell’umiltà che un tempo lo aveva caratterizzato e reso degno di essere unto re, si era ormai trasformata in orgoglio.
Il Signore mandò allora Samuele a ungere segretamente Davide, un giovane pastore figlio di Isai. Da quel momento, Davide iniziò un percorso di crescita e addestramento che lo avrebbe preparato al suo futuro ruolo di re.
Le vite di Saul e Davide si intrecciarono così in una vera e propria lezione vivente di obbedienza e ribellione. Come spiega la narrazione biblica:
“La guerra fra la casa di Saul e la casa di Davide fu lunga. Davide si faceva sempre più forte, mentre la casa di Saul si andava indebolendo” (2 Sam 3:1).
Per molti anni Saul fu geloso di Davide e del favore che si era guadagnato agli occhi del popolo e agli occhi di Dio, attentando più volte alla sua vita.
Tuttavia, con il tempo, anche il retto e fedele Davide cedette all’orgoglio, tanto da portarlo a commettere i peccati più gravi e perdere le benedizioni promesse.
Samuele intercesse tra entrambi i re e il Signore, come ha affermato uno scrittore:
Il grande potere di intercessione di Samuele è ricordato esplicitamente nei Salmi. Lì viene affiancato a Mosè e ad Aronne come un esempio di fede, capace di invocare il Signore e ricevere risposta (Salmo 99:6).
Questo dono è confermato anche dal profeta Geremia. Nel lanciare un severo monito a Israele, egli riporta le parole divine: “Anche se Mosè e Samuele si presentassero davanti a me, il mio cuore non si volgerebbe verso questo popolo” (Geremia 15:1).
Samuele morì prima che i problemi di Davide con Batsheba e Uria venissero a galla, ma le sue profezie sulla caduta e sul fallimento del governo dei re alla fine si avverarono.
Tipi di Cristo nella storia del profeta Samuele

Sia Maria che Anna consacrarono i loro figli al servizio di Dio e videro i loro figli insegnare nel tempio.
Il canto di ringraziamento di Anna (1Sam 2:1-10) dopo la nascita di Samuele può essere paragonato a quello di Maria (Luca 1:46-55) e di Zaccaria (Luca 1:68-79), che erano grati per l’imminente nascita dei loro figli.
Anna dice che non c’è “un dio come il nostro Dio”, una frase ripresa da Paolo, che in seguito testimonierà che “Cristo è il Dio di Israele e la Roccia spirituale che li ha guidati” (1 Cor. 10:4).
Nel suo canto, Anna usa due volte la parola “corno”, che significa “potenza”, riferendosi a sé stessa come esaltatrice del Signore attraverso suo figlio, e anche al Figlio unto di Dio, Gesù Cristo.
Samuele è descritto più o meno come il giovane Gesù: “Il bambino Samuele cresceva e godeva del favore del Signore e degli uomini” (1 Sam 2:26. Luca 2:52).
Sia Samuele che il Salvatore furono rigettati dalle loro stesse generazioni. (1 Sam. 7:7 e Luca 17:24).
La chiamata e l’unzione di Davide da parte di Samuele come futuro re d’Israele, mentre era ancora un giovane pastore, contiene una profezia messianica.
“Sicuramente questa storia era per tutto Israele un tipo profetico che annunciava il modo in cui sarebbe venuto il Messia promesso. Consideriamo alcune somiglianze.
Le origini e l’umiltà: Il Messia doveva nascere a Betlemme come discendente di Isai. Proprio come l’antico re, sarebbe apparso inizialmente come “oscuro” e “trascurato”, rivelandosi però come il vero Buon Pastore.
Il rifiuto del potere temporale: La sua venuta è coincisa con un’epoca in cui Israele cercava disperatamente un sovrano politico e militare. Tuttavia, il Signore ha ribaltato queste aspettative terrene: non ha concesso un re dal potere temporale, ma ha inviato una guida dal regno interamente spirituale.
Il nome e l’unzione: Questo Salvatore avrebbe ereditato il nome stesso di Davide—un nome ebraico che significa “amato” o “benvoluto”—per dimostrare che, esattamente come il primo grande re d’Israele, era Lui il vero Unto del Signore.
Il termine Cristo deriva da una parola greca che significa unto ed è l’equivalente dell’ebraico Messia, che vuol dire unto. Così, quando Davide fu unto come re d’Israele, si doveva intendere che egli era un tipo del re ultimo d’Israele, il Cristo”.
Insegnamenti dalla storia del profeta Samuele
“Da queste storie si possono trarre importanti insegnamenti: il Signore risponde alle preghiere (di Anna e di Davide). L’importanza dei capi religiosi e delle loro famiglie nel dare il buon esempio (Eli e i suoi figli, i figli di Samuele). La chiamata di un giovane profeta (Samuele). La fiducia nel Signore (l’arca dell’alleanza e i Filistei). I pericoli di un governo centralizzato (Israele desidera un re), il valore dell’integrità personale e della disciplina (i problemi di Saul nel suo rapporto con Dio). Un giovane cresce nel favore del Signore (Davide), i mali della gelosia (Saul) e la fiducia nel Signore durante i periodi di persecuzione (Davide).
Il profeta Samuele servì fedelmente il Signore per tutta la sua vita, dalla prima infanzia fino a quando fu “vecchio e brizzolato”.
Il fatto che entrambi i libri di Samuele siano intitolati a lui, nonostante raccontino eventi avvenuti molto tempo dopo la sua morte, testimonia l’altissima considerazione di cui il profeta godeva.
Egli incarna una verità primaria dell’Antico Testamento: “l’obbedienza è meglio del sacrificio, e dare ascolto è meglio del grasso dei montoni” (1 Sam 15:22).
Il suo messaggio è lo stesso per noi oggi come per l’antico Israele: “e tutta la terra riconoscerà che v’è un Dio in Israele” (1 Sam 17:46).
E tu, quanto conoscevi il profeta Samuele? Faccelo sapere nei commenti!
Per approfondimenti consultare thechurchnews.com. Questo articolo è stato tradotto e adattato da Ginevra Palumbo.



