Di Patrick D. Degn

Quando la vita ci crolla addosso — a causa di una catastrofe improvvisa o per il lento e naturale declino quotidiano — la domanda difficile non è se dobbiamo ricostruirla. Sappiamo di doverlo fare. La vera domanda è: da dove iniziare a posare la prima pietra?

Il nostro istinto, quando il terreno sotto i piedi viene meno, è quello di prendere carta e penna. Cerchiamo di riorganizzare la nostra giornata, come se fosse il problema principale.

Stampiamo una tabella a colori e la attacchiamo al frigorifero come una convocazione ufficiale. Imponiamo nuove regole alla famiglia e lo chiamiamo pentimento.

Nel giro di due settimane, quando l’elenco delle cose da fare non ha placato la paura, concludiamo silenziosamente che il Vangelo ci ha deluso. Ciò che è fallito, in realtà, è quel piccolo sistema ordinato che abbiamo scambiato per il Vangelo.

Il Presidente Dieter F. Uchtdorf ha individuato questo problema con straordinaria precisione:

«Troppo spesso complichiamo la bellezza e la semplicità del vangelo di Gesù Cristo con elenchi infiniti di aspettative dettagliate. Tuttavia, quando ci concentriamo sul “perché” del vangelo, molta della confusione svanisce»

Una tabella è un ottimo servitore, ma un pessimo idolo. Se scambiamo la mappa per la destinazione, la prima vera difficoltà strapperà la mappa a metà.

Venticinque secoli fa, gli esuli di ritorno a Gerusalemme affrontarono la stessa domanda tra le rovine della città. Durante la lunga opera di restaurazione, Israele ricostruì partendo dal centro verso l’esterno:

  1. Sotto Zorobabele vennero l’altare e il tempio.
  2. Sotto Neemia vennero le mura.
  3. Una volta alzate le mura, Esdra aprì la legge davanti al popolo radunato.

Tempio, Mura, Parola. Questa sequenza è molto più di un fatto storico: è un modello che ogni Santo tra le rovine può fare proprio.

1. Il Tempio: L’altare prima della recinzione

Gli esuli tornarono in una Gerusalemme priva di porte. I nemici li osservavano da ogni collina e l’inverno era alle porte.

Il buon senso avrebbe suggerito di costruire prima le mura, fortificare il perimetro e coltivare i campi. Fecero l’opposto. Zorobabele e i sacerdoti eressero un altare sulle sue antiche fondamenta e offrirono olocausti.

Il testo biblico si ferma per spiegarcene il motivo: «poiché avevano paura dei popoli di quei paesi» (Esdra 3:3). Avevano paura, e proprio per questo resero il culto. L’altare non fu la ricompensa per essere stati coraggiosi: fu il mezzo attraverso cui divennero coraggiosi.

La prima opera di ricostruzione spirituale è l’adorazione, che agli occhi di chi va di fretta può sembrare un’assenza di lavoro.

Quando la nostra vita vacilla, la tentazione è quella di sforzarsi di più, aggiungere un nuovo obiettivo e riempire ogni spazio vuoto del calendario. Cristo ci chiama nella direzione opposta: ci chiama a venire a Lui.

Il Presidente Russell M. Nelson lo ha spiegato chiaramente:

«Stringere un rapporto d’alleanza con Dio ci lega a Lui in un modo che rende ogni cosa della vita più facile»

Si noti l’espressione più facile, non facile. Le alleanze non eliminano la tempesta: ancorano la barca quando vi è in mezzo.

La prima pietra viene solitamente posta su un altare: può essere il tavolo del sacramento la domenica, una sessione al tempio di prima mattina, o una sommessa resa al Signore davanti al lavello della cucina.

Ciò che conta è smettere di cercare di renderci presentabili a Dio abbastanza a lungo da stare semplicemente con Lui.

2. Le Mura: La recinzione che protegge il fuoco

Una città santa senza mura è un focolare lasciato esposto alle intemperie. Ecco perché Neemia pianse quando seppe che le porte di Gerusalemme erano ancora consumate dal fuoco (Neemia 1:3–4).

Pregò e disse al popolo: «Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme, e non saremo più nella vergogna!» (Neemia 2:17). Le mura furono sollevate in soli cinquantadue giorni, famiglia per famiglia, porta per porta.

Spesso percepiamo i comandamenti come recinzioni erette da Dio per cogliere in fallo i trasgressori, come se al cielo interessasse soprattutto tenere le persone fuori dall’aiuola.

È una visione riduttiva e priva di gioia. I comandamenti non assomigliano alla recinzione attorno a un giardino, ma piuttosto al traliccio al suo interno: il supporto su cui la vite si arrampica e senza il quale il frutto cadrebbe rovinato a terra.

  • Santificare la domenica significa vivere con verità all’interno del tempo.
  • Osservare la legge di castità significa vivere con verità all’interno del corpo.
  • Pagare la decima significa vivere con verità all’interno di un mondo che non abbiamo creato noi.

Dio non ha creato il grano semplicemente per vietarci di toccarlo: i comandamenti insegnano alla mano come non ferirsi.

L’esempio del Presidente Nelson sulla domenica

Un muro che non costa nulla raramente protegge qualcosa. Molto prima di essere chiamato come Apostolo, Russell M. Nelson era un giovane chirurgo cardiaco in un ospedale il cui centro direttivo desiderava sale operatorie piene sette giorni su sette.

Egli decise che non avrebbe operato di domenica a meno che il paziente non rischiasse di non sopravvivere fino al lunedì.

Non era un semplice slogan: gli costò interventi, prestigio e la facile approvazione dei colleghi. Ciò che mantenne in piedi quel muro fu un cambiamento che avrebbe poi descritto in Conferenza Generale.

Leggendo Esodo 31:13, vide che la sua condotta nella domenica era «un segno tra me e voi», e aggiunse:

«Non avevo più bisogno di elenchi di cose da fare e da non fare. Quando dovevo decidere se un’attività fosse appropriata o meno per la domenica, mi chiedevo semplicemente: “Quale segno voglio dare a Dio?”. Quella domanda rendeva le mie scelte sul giorno del Signore chiarissime»

Il muro non era una regola da rispettare: era un segno da offrire.

I nostri muri sono solitamente più piccoli del suo, ma non meno reali:

  • Un telefono lasciato in un’altra stanza dopo le nove di sera.
  • Un calendario privo di impegni superflui.
  • Una domenica vissuta davvero come giorno del Signore e non come toppa per gli arretrati della settimana.
  • Un “no” deciso a una cosa buona per lasciare spazio a una cosa migliore.

Questi muri non sono eretti contro l’amore: sono eretti per l’amore.

3. La Parola: Il banchetto dentro le mura

Dopo che l’altare fu acceso e le mura vennero rialzate, la Parola divenne la festa pubblica del popolo. Il popolo si radunò presso la Porta delle Acque ed Esdra aprì il libro della legge leggendolo ad alta voce dal mattino fino a mezzogiorno; i Leviti ne spiegavano il senso e facevano comprendere la lettura (Neemia 8:8).

Il popolo pianse nel sentire la legge, perché vide quanto si era allontanato da Dio. Ma i leader li confortarono: «Non siate tristi e non piangete… Andate, mangiate vivande grasse, bevete bevande dolci… perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Neemia 8:9–10).

Osserviamo cosa fece la Parola una volta che il popolo fu pronto ad ascoltarla: la legge li fece piangere, poi ordinò loro di banchettare. Svelò loro la fame e ne divenne il nutrimento.

Le Scritture possono sembrare un libro mastro per tenere conto dei nostri fallimenti, quando le apriamo. Ma se le studiamo ricordando l’alleanza che ci sostiene, all’interno di una vita abbastanza quieta da ascoltare, quelle stesse pagine diventano pane.

L’Anziano D. Todd Christofferson ha consigliato:

«Studiate le Scritture con attenzione e diligenza. Meditate su di esse e pregate. Le Scritture sono rivelazione e porteranno ulteriore rivelazione»

Il verbo utilizzato è significativo. Non dice “finite di leggerle”. Dice meditate. È un verbo legato al banchettare, non all’archiviazione.

Quando l’ordine viene stravolto

Il modello presenta una sequenza precisa, e le sequenze contano:

  • Cercare la Parola senza il Tempio: le Scritture rischiano di indurirsi in un codice legale portato come un sacco di pietre.
  • Costruire Mura senza il Tempio: rischiamo di diventare come il fratello maggiore nella parabola del Figliol Prodigo — perfetti nelle regole ma privi di gioia in una casa ordinata.
  • Cercare il Tempio senza costruire Mura: il miglior desiderio della domenica svanirà entro martedì.

Le tre pietre si sostengono a vicenda. L’altare è la ragion d’essere della recinzione. La recinzione è ciò che rende possibile il banchetto.

Tuttavia, il Signore non è un burocrate del Suo stesso modello. Egli ferma Saulo sulla via di Damasco prima ancora che Saulo abbia posato una sola pietra con ordine.

Va incontro ad Alma il Giovane mentre è in aperta ribellione e gli dona un cuore nuovo prima che Alma abbia costruito una vita disciplinata. Alcuni arrivano al tempio solo dopo anni passati a proteggere una vita che a stento comprendevano di stare preparando.

La grazia agisce all’indietro con la stessa facilità con cui agisce in avanti. La sequenza è un saggio punto di partenza, non una legge che vincola il Signore.

Se Egli ha già iniziato con voi fuori ordine, non tornate indietro per ricominciare. Rimanete dove Egli vi ha posti e posate la pietra successiva che vi offre.

Il Maestro Costruttore tra le rovine

Il Tempio, le Mura e la Parola non sono essi stessi il fine. Sono il mezzo con cui raggiungiamo il fine. Il fine è una Persona, ed Egli è presente tra le rovine della vostra vita questa mattina, non con una tabella di cose da fare, ma con le mani tese, pronto a sollevare la prima pietra insieme a voi.

La domanda è dunque semplice e immediata: quale pietra vi sta chiedendo di posare oggi?

  • Forse vi sta richiamando all’altare, a rimanere in silenzio per dieci minuti e a lasciarvi amare da Lui prima di tentare un’altra cosa.
  • Forse vi sta chiamando alle mura, a chiudere una porta nella casa della vostra vita che è rimasta aperta troppo a lungo.
  • Forse vi sta chiamando alla Parola, ad aprire il libro non come un compito da depennare, ma come una mensa già imbandita.

Qualunque sia la pietra, non la porterete da soli. La gioia del Signore è la vostra forza. Il Maestro Costruttore non ha mai chiesto a una città in rovina di ricostruirsi da sola.

Quali cose il Signore ti sta chiedendo di fare per ricostruire la tua vita? Faccelo sapere nei commenti!

Questo articolo è stato pubblicato su https://latterdaysaintmag.com. Questo articolo è stato tradotto da Ginevra Palumbo.