Di Roger Connors

Una delle domande che le persone pongono più di frequente riguardo al perdono è molto pratica: “Come faccio a sapere se ho davvero perdonato qualcuno?”

È una buona domanda. Possiamo aver pregato per un’offesa, detto al Signore che abbiamo perdonato la persona e aver cercato sinceramente di andare avanti.

Ma poi la rivediamo, ne sentiamo il nome o ricordiamo l’accaduto—e alcuni di quei vecchi sentimenti riaffiorano. Ci chiediamo: Se provo ancora qualcosa, ho davvero perdonato?

Mentre scrivevo Healing the Wounded Heart (Guarire il cuore ferito), mi sono interrogato a lungo su questo punto. Ho infine individuato dieci segnali che indicano se il perdono sta davvero prendendo forma nel nostro cuore.

Non nascono per darci un altro metro di giudizio con cui condannare noi stessi, ma per aiutarci a capire se stiamo andando verso il perdono che il Salvatore ci chiede.

In primo luogo, dobbiamo comprendere a cosa aspiriamo. Il perdono fraterno è la scelta, sul modello di Cristo, di obbedire al comando divino di perdonare appena ne siamo capaci.

Significa sollevare dalla colpa chi ci ha fatto un torto, superare il dolore e il risentimento, e riconoscere Dio come solo e unico giudice.

Questa definizione suggerisce alcuni modi molto pratici per determinare se abbiamo perdonato.

1. Non abbiamo il desiderio di vendetta

Forse il segno più chiaro è che non cerchiamo più vendetta né auguriamo il male a chi ci ha offeso. Il desiderio di rivalsa inizia a scomparire.

Non abbiamo più bisogno che soffrano perché noi abbiamo sofferto. Questo non significa credere che non debbano esserci conseguenze per le azioni sbagliate.

La giustizia è importante. Tuttavia, anziché ergerci a suoi giudici, scegliamo di fidarci di Dio e di ciò che ha promesso.

Il Signore ha detto:

“La vendetta è mia e io la ripagherò” (Dottrina e Alleanze 82:23).

Perdonare significa essere disposti a lasciare che sia Lui ad amministrare la giustizia piuttosto che assumerci noi questa responsabilità.

2. Il dolore emotivo si attenua

Un altro segno è che la morsa emotiva inizia ad allentarsi. Ricordiamo ancora cosa è successo. Vorremmo ancora che non fosse mai accaduto.

Ma riusciamo a pensare alla persona o all’offesa senza provare la stessa intensa rabbia o dolore di un tempo. Il ricordo rimane, ma inizia a perdere il suo potere su di noi.

3. Non sentiamo più il bisogno di raccontare l’accaduto

Un altro segnale chiaro è che smettiamo di raccontare continuamente l’accaduto. Quando la ferita è profonda, sentiamo il bisogno viscerale di spiegare cosa ci è successo, desiderosi che gli altri riconoscano il torto subito e comprendano la nostra sofferenza.

Tuttavia, man mano che il perdono mette radici, questa necessità sfuma: non abbiamo più bisogno che l’offesa continui a definire chi ci ha ferito, né chi siamo noi.

4. Le ferite non definiscono più chi siamo

Questo è un altro segno importante: smettiamo di definire la nostra identità in base a ciò che qualcuno ci ha fatto.

Qualcosa di doloroso può esserci accaduto, forse qualcosa di profondamente ingiusto, ma non deve diventare ciò che siamo. Passiamo dall’essere consumati dal dolore al tornare a vivere la nostra vita.

5. Siamo capaci di augurare il bene all’offensore

Un segno ancora più profondo del perdono è la capacità di iniziare ad augurare il bene a chi ci ha ferito. Questo non significa necessariamente riaprire la porta della nostra vita: perdonare non impone sempre la riconciliazione.

È lecito — e talvolta indispensabile — stabilire confini chiari o persino una separazione netta, ma possiamo farlo senza nutrire rancore. Possiamo davvero sperare che l’altro cambi, guarisca, si penta e trovi la sua strada verso Cristo.

6. Preghiamo sinceramente per la persona

Alla fine, potremmo persino essere in grado di pregare sinceramente per loro. Il Salvatore ha insegnato:

“Pregate per quelli che vi maltrattano e vi perseguitano” (Matteo 5:44).

Ciò può essere straordinariamente difficile quando la ferita è fresca. Ma succede qualcosa di potente quando le nostre preghiere passano da “Signore, fagliela pagare” a “Signore, aiutalo a cambiare; aiutalo a guarire; aiutalo a venire a Te”.

7. Usiamo un linguaggio più neutrale o compassionevole

Anche il nostro linguaggio può rivelare i nostri progressi. Riusciamo a parlare della persona con maggiore neutralità o persino con compassione?

Sentiamo ancora il bisogno di esagerare le sue colpe o di enfatizzare le nostre sofferenze? Il perdono si mostra spesso non solo in ciò che proviamo, ma in come parliamo della persona che ci ha ferito.

8. Proviamo un maggior senso di pace

Infine, subentra una crescente sensazione di pace, verso la situazione e verso chi ci ha ferito. Ci sentiamo più leggeri.

Quella persona smette di occupare i nostri pensieri e non continuiamo più a rivivere l’accaduto, a immaginare scenari diversi o a perderci nel labirinto dei ripensamenti. Il peso, finalmente, comincia a sollevarsi.

9. Riconosciamo che il perdono è un processo

Significa forse che dobbiamo provare subito tutto questo per poter dire di aver perdonato? Non credo. Il perdono è spesso un percorso, soprattutto quando la ferita è profonda.

Una battuta infelice e un tradimento che sconvolge la vita non sono la stessa cosa: i tagli più profondi richiedono molto più tempo per rimarginarsi.

10. Abbiamo maggiore carità nel nostro cuore

Quindi, forse la misura migliore del perdono non è semplicemente se il dolore è scomparso—il tempo stesso ha un modo per attenuarlo—ma se il nostro cuore si sta riempiendo dell’amore di Dio.

Il Libro di Mormon ci offre questo criterio più elevato per sapere se il perdono sta prendendo radice nei nostri cuori.

Mormon ha insegnato che la carità “soffre a lungo ed è benigna”, “non si adira facilmente” e “non pensa il male” (Moroni 7:45).

Egli identifica poi la carità come “il puro amore di Cristo” e ci esorta a “pregare il Padre con tutta la forza del cuore, per poter essere ripieni di questo amore” (Moroni 7:47–48).

Forse, dunque, la prova definitiva del perdono non è meramente l’assenza di risentimento, ma la crescente presenza della carità. Riesco a vedere la persona che mi ha ferito come la vede Cristo?

Riesco a desiderare sinceramente il suo bene, il suo pentimento, la sua guarigione e, in ultima analisi, la sua salvezza? Potrei ancora aver bisogno di confini. Potrei non fidarmi di lei.

La riconciliazione potrebbe non essere ancora possibile. Ma se il risentimento viene gradualmente sostituito dal puro amore di Cristo, questo potrebbe essere uno dei segnali più chiari che il perdono sta diventando completo.

Il perdono non ci richiede di dimenticare ciò che è accaduto. Non ripristina necessariamente la fiducia o le relazioni. Ma quando iniziamo davvero a perdonare, qualcosa cambia dentro di noi. L’offesa inizia ad allentare la sua presa. Il carico diventa più leggero.

E, sempre di più, siamo in grado di lasciare sia l’offensore che l’offesa dove fondamentalmente appartengono: nelle mani di Gesù Cristo.

In che modo la tua fede in Gesù Cristo ti ha aiutato a perdonare qualcuno? Faccelo sapere nei commenti!

© 2026 Meridian Magazine / Latter Day Saint Mag. Tutti i diritti riservati. Articolo originale di Roger Connors: “How Do I Know If I Have Really Forgiven Someone?”, tratto dal libro “Healing the Wounded Heart”. Traduzione e adattamento in italiano a cura di Ginevra Palumbo.