Il profeta Elia è stato uno dei più grandi profeti mai vissuti; compì straordinari miracoli che manifestarono la potenza di Dio, quando espressa pienamente attraverso il sacerdozio.
Le Scritture dicono che Elia era un Tisbita di Galaad, sebbene vi sia disaccordo sul significato esatto di questo termine: potrebbe essere stato originario di Tisbe nell’alta Galilea o di Galaad, oltre il Giordano, dove risiedeva la tribù di Gad.
Il suo ministero si svolse nel regno settentrionale d’Israele, che stava sprofondando nell’iniquità. Acab era diventato re, un uomo estremamente malvagio, ma forse non tanto quanto sua moglie, Gezabele.
Il potere di suggellamento e la siccità in Israele

Proprio all’inizio della storia di Elia, lo vediamo manifestare il “potere di suggellamento” per il quale è ampiamente conosciuto. Il potere di suggellamento è l’autorità del sacerdozio che suggella in cielo ciò che è suggellato sulla terra.
Questo è il potere mediante il quale i membri della famiglia vengono uniti per l’eternità; è il potere che suggella i matrimoni eterni e che convalida in cielo le alleanze stipulate sulla terra, come il battesimo; ed è lo stesso potere che chiude e apre i cieli.
A causa della malvagità d’Israele, il profeta Elia proclamò che non ci sarebbero state né pioggia né rugiada a meno che non fosse stato lui a comandarlo.
La rugiada mattutina è una risorsa idrica fondamentale in Israele. Infatti, la rugiada e la pioggia sono ugualmente importanti per i raccolti: se manca la pioggia in inverno l’erba non cresce, e se manca la rugiada in estate i raccolti successivi si seccano.
Il Signore disse a Elia di nascondersi presso il torrente Cherit, dove veniva nutrito mattina e sera dai corvi. Quando il torrente si seccò a causa della siccità, il Signore lo guidò verso la casa di una vedova a Sarepta (tra Tiro e Sidone, nell’odierno Libano).
Qui Elia compì il suo secondo miracolo, moltiplicando la farina e l’orcio d’olio della vedova per tutta la durata della carestia.
La sfida sul monte Carmelo contro i profeti di Baal

Mentre la carestia si faceva più severa, il Signore comandò a Elia di presentarsi al re Acab. La fame era particolarmente grave a Samaria, la capitale.
Acab mandò Obadia, l’amministratore della sua casa (un uomo coraggioso e timorato di Dio che aveva salvato cento profeti dalle ire di Gezabele), a cercare pascoli per il bestiame.
Obadia incontrò Elia lungo la via e, sebbene temesse la reazione d’ira di Acab, accettò di riferire al re la presenza del profeta.
Al loro incontro, Acab salutò il profeta Elia dicendo: “Sei tu colui che turba Israele?” (1 Re 18:17). Elia rispose prontamente:
“Non io turbo Israele, ma tu e la casa di tuo padre, perché avete abbandonato i comandamenti del Signore e avete seguito i Baal” (1 Re 18:18).
Elia ordinò ad Acab di radunare tutto Israele sul Monte Carmelo, insieme ai 450 profeti di Baal e ai 400 profeti di Ascera sostenuti da Gezabele. In questa occasione, Elia compì un miracolo sbalorditivo.
Propose una sfida: sia lui che i sacerdoti di Baal avrebbero posto un giovane toro sopra la legna, senza appiccare il fuoco. Il dio che avesse risposto mandando il fuoco dal cielo per consumare il sacrificio sarebbe stato riconosciuto come il vero Dio.
I sacerdoti di Baal invocarono il loro idolo da mattina a mezzogiorno, arrivando a incidersi con le spade fino a sanguinare, ma senza ricevere alcuna risposta. Elia li schernì, suggerendo che forse il loro dio stava dormendo o era in viaggio.
Verso sera, Elia ricostruì l’altare del Signore usando dodici pietre (rappresentanti le dodici tribù d’Israele), scavò un fossato intorno e fece versare grandi quantità d’acqua sul sacrificio per tre volte, fino a riempire il fossato.
Al momento del sacrificio della sera, il profeta Elia pregò:
“Signore, Dio di Abraamo, di Isacco e d’Israele, fa’ che oggi si sappia che tu sei Dio in Israele, che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando…” (1 Re 18:36).
Il fuoco del Signore cadde immediatamente dal cielo, consumando il sacrificio, la legna, le pietre, la polvere e prosciugando l’acqua nel fossato. Il popolo, vedendo questo, cadde sulla terra gridando: “Il Signore è Dio!”.
I profeti di Baal furono catturati e uccisi presso il torrente Chison, e subito dopo il cielo si oscurò e cadde una grande pioggia.
La fuga del profeta Elia nel deserto e la voce calma e sommessa

Quando Acab raccontò a Gezabele ciò che Elia aveva fatto, la regina giurò di ucciderlo entro il giorno seguente. Elia fuggì a Beer-Sceba, nel deserto di Giuda, e si inoltrò ulteriormente nel deserto desiderando la morte.
Tuttavia, il Signore mandò un angelo a nutrirlo. Quel cibo gli diede la forza per camminare 40 giorni e 40 notti (simbolo del futuro digiuno del Salvatore) fino al sacro Monte Horeb (il Sinai), dove si rifugiò in una caverna.
Mentre Elia lamentava di essere rimasto l’unico profeta fedele, il Signore gli comandò di uscire sul monte:
“Ed ecco, passava il Signore. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, una voce calma e sommessa” (1 Re 19:11-12).
Il Signore rassicurò Elia rivelandogli che vi erano ancora 7.000 persone in Israele che non avevano piegato le ginocchia davanti a Baal.
Gli comandò quindi di ungere Hazael come re di Siria, Ieu come re d’Israele ed Eliseo come profeta destinato a succedergli. Elia trovò subito Eliseo e gettò su di lui il suo mantello; Eliseo lasciò la sua famiglia per seguirlo.
Negli anni successivi, il profeta Elia continuò a esercitare il suo ministero affrontando l’ingiustizia (come nel caso della vigna di Nabot sottratta da Acab e Gezabele) e profetizzando i giudizi divini.
Più avanti, profetizzò anche la morte del re Acazia, figlio di Acab, che si adempì esattamente come predetto.
La traslazione del profeta Elia

Elia e gli altri profeti sapevano che egli sarebbe stato traslato. Quando una persona viene traslata, il suo corpo viene mutato (“vivificato”) in modo da non essere più corruttibile, eliminando la sottomissione a malattie e morte; tuttavia, questo stato non coincide con la risurrezione.
Nella teologia de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, la traslazione ha uno scopo preciso.
Nella storia della Terra, figure come Giovanni, il popolo della città di Enoc, Mosè e tre degli apostoli nefiti nel Libro di Mormon sono stati traslati.
Nel caso di Mosè ed Elia, la traslazione permise loro di mantenere un corpo fisico per poter compiere una missione speciale prima della risurrezione di Cristo (poiché nessuno poteva risorgere prima del Salvatore).
Essi apparvero infatti fisicamente sul Monte della Trasfigurazione per conferire le chiavi del sacerdozio a Pietro, Giacomo e Giovanni.
Come spiegato dal profeta Joseph Smith, gli esseri traslati non entrano immediatamente in una pienezza celeste, ma risiedono in un ordine terrestre preparato per loro, operando come angeli ministranti per altri pianeti in attesa della loro risurrezione finale, liberi dalle sofferenze fisiche ma ancora impegnati nelle fatiche del ministero (Insegnamenti del Profeta Joseph Smith).
Giunti al fiume Giordano insieme ad Eliseo, Elia prese il suo mantello, percosse le acque che si divisero, permettendo ai due di attraversare all’asciutto. Mentre camminavano accadde l’evento prodigioso:
“Un carro di fuoco e dei cavalli di fuoco li separarono l’uno dall’altro, ed Elia salì al cielo in un turbine” (2 Re 2:11).
Il mantello di Elia cadde su Eliseo, che divenne così il nuovo profeta d’Israele, ereditando una “doppia porzione” dello spirito del suo maestro.
Il ritorno di Elia negli ultimi giorni

Il profeta Malachia, vissuto circa quattrocento anni dopo Elia, profetizzò che Elia sarebbe ritornato prima della seconda venuta di Cristo per restaurare il potere di suggellamento e volgere i cuori dei padri verso i figli:
“Ecco, io vi manderò il profeta Elia, prima che venga il giorno grande e spaventevole del Signore. Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri, affinché io non venga a colpire il paese di sterminio” (Malachia 4:5-6).
Gli Ebrei attendono ancora oggi il ritorno di Elia, poiché la sua venuta precederà quella del Messia. Per questo motivo, la figura del profeta è integrata in due importanti rituali ebraici:
La Pasqua Ebraica (Pesach): Durante la cena pasquale (il Seder), viene sempre versato un calice di vino appositamente per Elia (il Calice di Elia) e viene lasciata una sedia vuota per lui. A un certo punto della celebrazione, la porta di casa viene aperta per invitare il profeta a entrare.
La Circoncisione (Brit Milah): Durante questa cerimonia, viene preparata una sedia speciale chiamata la “Sedia di Elia”. Poiché Elia è considerato il protettore del patto, la tradizione vuole che egli sia presente spiritualmente per testimoniare la fedeltà all’alleanza.
I Santi degli Ultimi Giorni credono che questa profezia si sia adempiuta letteralmente il 3 aprile 1836. In quel giorno, Elia apparve in visione a Joseph Smith e Oliver Cowdery all’interno del Tempio di Kirtland, nell’Ohio.
Durante questa manifestazione, Elia conferì formalmente le chiavi del potere di suggellamento a Joseph Smith, dichiarando che le porte di questa dispensazione erano ormai aperte.
L’impatto globale dello “Spirito di Elia”

A seguito di questa restaurazione, nel mondo si è diffuso quello che i membri de La Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni definiscono lo “Spirito di Elia”.
Questo fenomeno si manifesta attraverso un profondo e diffuso interesse per la storia familiare e la ricerca genealogica in tutto il pianeta, che spinge le persone a riscoprire le proprie radici e a connettersi con i propri antenati.
I Santi degli Ultimi Giorni utilizzano queste informazioni genealogiche nei loro templi. All’interno di questi edifici sacri, i membri della Chiesa celebrano ordinanze vicarie (come il battesimo e il matrimonio eterno) a favore dei loro antenati defunti.
Questo processo offre a chi è già passato a miglior vita la possibilità di accettare o rifiutare tali alleanze nel mondo degli spiriti, unendo così le famiglie per tutta l’eternità e adempiendo pienamente alla profezia di Malachia sul “volgere i cuori”.
Conclusione: L’eredità del profeta Elia
La storia di Elia non è semplicemente un resoconto di antichi miracoli, ma rappresenta il legame vitale tra il cielo e la terra.
Attraverso il ministero di Elia e la restaurazione delle sue chiavi, il piano di salvezza di Dio si estende oltre i confini della morte, offrendo a tutta l’umanità la promessa di relazioni familiari eterne.
E tu conoscevi la storia del profeta Elia? Se hai altre domande faccelo sapere nei commenti!
Questo articolo è stato pubblicato su https://mormonbible.org. Questo articolo è stato tradotto e adattato da Ginevra Palumbo.
