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	<title>Americhe antiche Archives | piufede.org</title>
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	<description>Dottrine, informazioni utili, e curiosità, il tutto naturalmente condito con elementi tipicamente cristiani.</description>
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	<title>Americhe antiche Archives | piufede.org</title>
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		<title>Difendendo la Fede: lingue orientali nelle antiche Americhe?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nadia Manzaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Aug 2017 18:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Libro di Mormon]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe antiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni studi sulla lingua degli Uto-Aztecan dimostrano un collegamento tra le lingue orientali e le antiche Americhe confermando che il Libro di Mormon sia vero.</p>
<p>The post <a href="https://piufede.org/principi-cristiani/il-libro-di-mormon/lingue-orientali-antiche-americhe/">Difendendo la Fede: lingue orientali nelle antiche Americhe?</a> appeared first on <a href="https://piufede.org">piufede.org</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I critici del Libro di Mormon litigano spesso sulla mancanza di evidenza di un contatto tra l’antico Oriente e le Americhe.</p>
<p>Di conseguenza una prova di ciò andrebbe a demolire un’obiezione fondamentale sulle affermazioni profetiche di <a href="https://mormoni.com/credenze/restaurazione/joseph-smith-falso-profeta/" target="_blank" rel="noopener">Joseph Smith</a>.</p>
<p>Se le tesi di Brian Stubbs’ “Esplorando il potere esplicativo dei Semiti e degli Egiziani nell’Uto-azteca” sono corrette, egli ha fornito esattamente quella prova.</p>
<p>Ho riportato qui due teorie del suo libro, che è molto difficile e complesso. La prima è stata pubblicata da Dirk Elzinga (insegnante di lingue alla Brigham Young University) su BYU Studies e presente online all’indirizzo <a href="https://byustudies.byu.edu/content/exploring-explanatory-power-semitic-and-egyptian-uto-aztecan" target="_blank" rel="noopener">byustudies.byu.edu</a>.</p>
<p>Dirk Elzinga ha conseguito un dottorato all&#8217;università dell’Arizona.</p>
<p>La sua ricerca si concentrava sulle lingue Uto-Azteca (in modo specifico Shoshone, Goshute, Paiute e Ute). La seconda, scritta da John Robertson, professore di lingue emerite alla Brigham Young University e pubblicata su “Interpreter: A Journal of Mormon Scripture” e online su <a href="http://www.mormoninterpreter.com/exploring-semitic-and-egyptian-in-uto-aztecan-languages/" target="_blank" rel="noopener">mormoninterpreter.com</a>.</p>
<p>La carriera universitaria di Robertson si è concentrata sui cambiamenti della lingua, la ricostruzione dei proto-Mayan, la grammatica ed il sistema fonetico dei geroglifici.</p>
<p>Più di 30 anni fa, Stubbs disse a Robertson di avere trovato “un numero significativo di affini che univano alla famiglia delle lingue del Mondo Nuovo (Uto-Azteca) quella del mondo vecchio (gli Ebrei prima dell’esilio e successivamente le altre)”.</p>
<p>“Ci sono due parole affini”, spiega Elzinga, “che si può dimostrare abbiano entrambi un&#8217;origine storica in comune ed il loro suono (e significato) siano dovuti ai cambiamenti linguistici che avvengono normalmente.”</p>
<p>Robertson ammette che era inizialmente “sospettoso” su un “reclamo selvaggio” perché  “l’approvazione universitaria era ed è quella che tra le migliaia di lingue parlate nel nuovo Mondo prima del contatto europeo”.</p>
<h2>Lingue del Vicino Oriente nelle antiche Americhe</h2>
<p>Dopo tutto, nessuno aveva contatti con il vecchio mondo. (“Questo è un espediente facile e sorprendentemente bello tra esperti di lingue,” osserva Elzinga,” per trovare falsi affini tra due lingue scelte arbitrariamente.”)</p>
<p>Da allora, anche se basati su alcuni lavori nel suo imponente libro “Uto-Aztecan: A comparative Vocabulary”, Stubbs, è diventato secondo Elzinga “un esperto in lingue molto rispettato” mentre per Robertson “uno dei principali esperti della lingua Uto-azteca nel mondo”.</p>
<p>E ora che ha pubblicato “il suo lavoro di coronamento” (Robertson), la sua magnifica opera, un compendio di dati grammaticali, fonologici e lessicali, fornisce prove di fusione delle lingue del Vicino Oriente nella grammatica e nel lessico Uto-Azteca”(Elzinga).</p>
<p>“Naturalmente,” fa notare Robertson, “non sarebbe difficile respingere tutte le sue argomentazioni come se fossero fuori portata.”</p>
<p>“Tutti i precedenti tentativi di collegare ogni tipo di lingua del Nuovo Mondo alle lingue europee o del Medio Oriente è stato amatoriale, ed anche ridicolo secondo alcuni affidabili standard linguistici.</p>
<p>Inoltre, “siccome Stubbs è un <a href="https://mormoni.com/come-vivamo/credono-mormoni/" target="_blank" rel="noopener">mormone</a> e la sua borsa di studio è naturalmente condizionata e quindi inaffidabile”.</p>
<p>Comunque, “è un incredibile seguito al suo lavoro precedente sulla lingua Uto-Azteca,” scrive Robertson.</p>
<p>“La pubblicazione del 2015 merita la stessa valutazione dei dati che sono stati forniti per la sua precedente pubblicazione del 2011 – anche di fronte alla sua insolita rivendicazione.”</p>
<p>“A prima vista,” scrive Elzinga, il libro sembra appartenere ad una rottura di schemi linguistici.&#8221;È corposo, auto pubblicato ed ha bisogno di essere revisionato con attenzione e pertanto nessuna di queste caratteristiche incoraggia un lettore serio a prenderlo in considerazione nell’immediato.”</p>
<p>Ma Stubbs “ha sia la formazione che l’esperienza, insieme a dati molto accurati, per sostenere la sua straordinaria  tesi.”</p>
<p>“Quale professionista del metodo storico comparativo da più di 40 anni,” Robertson conclude: “credo di poter dire che la cultura di Stubbs meriti davvero e non merita un rigetto a priori a causa della vastità dei dati che fornisce.</p>
<p>Piuttosto merita una considerazione autorevole perché, secondo me, non riesco a trovare un modo semplice per sfidare la vastità e la profondità dei dati.” “La sua cultura è profonda”, dichiara Elzinga.</p>
<p>“Stubbs ha un buon primato nel tenere una buona traccia delle pubblicazioni accademiche degli studi Uto-Aztechi, e siccome ha molta cura con il trattamento del materiale presente, nello stesso modo lo ha nel suo lavoro più tradizionale sulla lingua Uto-Azteca…..Ne è valsa sicuramente la pena lavorare su questo libro.”</p>
<h2>Quindi, Stubbs ha dimostrato che il libro di Mormon è vero?</h2>
<p>No. Ma, come osserva Elzinga in un certo senso, la sua raccolta di dati suggerisce che coloro che parlano sia Egiziano o una lingua semitica vennero in contatto con gli Uto-Aztechi più o meno allo stesso tempo, e che ad un certo punto è avvenuta una fusione semitica.</p>
<p>“Per i membri della Chiesa, uno scenario presenta immediatamente se stesso per spiegare due distinte fusioni semitiche, ma Stubbs è molto attento nell’evitare questo tipo di speculazioni e lascia che siano i dati a parlare da sé,” scrive Elzinga.</p>
<p>Utilmente, Stubbs ha pubblicato una versione più breve e semplice esplicitamente indirizzata ai Mormoni rispetto all’originale lavoro, molto più lungo, intitolato: “<a href="https://www.fairmormon.org/conference/august-2016/changes-languages-nephi-now" target="_blank" rel="nofollow noopener">Cambiamenti nelle lingue: da Nefi a oggi</a>.”</p>
<p>Questo articolo è stato scritto da Daniel Peterson, pubblicato su <a href="http://www.deseretnews.com/article/865681107/Near-Eastern-languages-in-ancient-America.html" target="_blank" rel="nofollow noopener">www.deseretnews.com</a> e tradotto da Nadia Manzaro.</p>
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