È così assurda l’idea che, in quanto Sua progenie, l’essere umano possa diventare come Dio?
Nella Bibbia Gesù afferma che possiamo diventare come Dio
Gesù disse qualcosa che oggi suonerebbe scandaloso per molti Cristiani. In Giovanni 10:34, Gesù viene accusato di bestemmia per aver dichiarato di essere il Figlio di Dio, e cita un passo del Salmo 82, dove “Dio sta nell’assemblea divina [e] giudica in mezzo agli dèi.”
E Gesù dice: “Non è forse scritto nella vostra legge: Io ho detto, voi siete dèi?”.
Il riferimento che Gesù fa al Salmo 82, riportato nel capitolo 10 di Giovanni, ha una funzione teologica ben precisa. Egli risponde all’accusa di bestemmia che gli viene rivolta per essersi dichiarato Figlio di Dio pur essendo, agli occhi dei suoi accusatori, un semplice uomo.
Citando quelle antiche parole del Salmo, Gesù richiama un passo che, all’epoca, veniva generalmente interpretato come riferito agli Israeliti riuniti al Sinai.
La tradizione giudaica riteneva infatti che, nel momento in cui Israele ricevette la Legge sul Sinai, il popolo fosse stato sottratto al dominio dell’angelo della morte, diventando di fatto immortali, diventando dèi.
Tuttavia, a causa del peccato del vitello d’oro, essi rinunciarono a quel dono e ricaddero nella loro condizione mortale.
Alla luce di questa interpretazione, Gesù richiama il passo del Salmo per mostrare come le stesse Scritture si riferiscano agli uomini chiamandoli “dèi”: un argomento che Egli adopera per difendere la propria dichiarazione di essere il Figlio di Dio.
Gesù prosegue ricordando che gli Israeliti al Sinai sono coloro “ai quali fu rivolta la Parola di Dio”. E nel Vangelo di Giovanni, chi è Gesù se non la Parola del Padre fatta carne?
In questa prospettiva, il Suo riferimento alle Scritture acquista un peso ancor più profondo: Colui che è la Parola stessa ha una ragione ancora più forte per affermare la propria identità divina.
La dottrina della deificazione nella Bibbia

In questo passaggio la dottrina della deificazione — o teosi — è solo evocata in modo indiretto; tuttavia, altri testi della Scrittura offrono conferme più esplicite di questo insegnamento.
In Giovanni 1:12, leggiamo che “a tutti quelli che credono in Gesù e lo seguono, egli ha dato il potere di diventare figli di Dio”; e un figlio di Dio è destinato a diventare come Dio.
Anche nella grande preghiera intercessoria di Giovanni 17, troviamo Gesù che implora il Padre affinché i suoi discepoli siano resi “uno” con Lui, così come Egli è uno con Dio.
Questo tema dell’unità viene ripetuto per tre volte nel capitolo, quasi a sottolinearne la profondità e la centralità. In tal modo comprendiamo meglio il significato delle Sue parole: “Io e il Padre siamo uno”.
Si tratta di un’unità che nasce dalla reciproca dimora — il Figlio nel Padre e il Padre nel Figlio — e Gesù chiede che questa stessa comunione sia estesa a tutti coloro che credono in Lui.
In quest’ottica, il testo offre un richiamo ancora più esplicito al potenziale divino dell’essere umano, chiamato a prendere parte alla vita stessa di Dio.
Diversi altri passi della Bibbia suggeriscono che gli esseri umani possono diventare come Dio. Già in Genesi leggiamo:
“Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza […]. E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò maschio e femmina”.
Dopo che Adamo ed Eva mangiarono il frutto “dell’albero della conoscenza del bene e del male”, Dio disse: “[Essi sono diventati] come uno di noi”, suggerendo che il processo di avvicinamento alla divinità era iniziato.
Più avanti nell’Antico Testamento, un passo del libro dei Salmi dichiara: “Io ho detto: Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo”.
Altri riferimenti al potenziale divino dell’essere umano
Questa dottrina era assai più familiare ai primi cristiani di quanto non lo sia per molti credenti contemporanei. Numerosi teologi e maestri della Chiesa dei primi secoli parlarono con favore dell’idea che l’essere umano sia chiamato a diventare come Dio.
Non sorprende, dunque, che uno studioso moderno abbia definito tale insegnamento come “onnipresente” nella riflessione cristiana dei primi secoli dopo Cristo.
Ireneo, padre della chiesa che morì intorno al 202 d.C., scrisse che Gesù Cristo “divenne, grazie al Suo amore trascendente, ciò che noi siamo, affinché potesse portarci a essere ciò che Egli stesso è”.
Clemente di Alessandria scrisse che “la Parola di Dio si fece uomo, affinché l’uomo potesse imparare a diventare Dio”. Anche Basilio Magno affermò che il dono più grande non è solo “essere fatto a immagine di Dio”, ma “l’essere fatto Dio”.
I Santi degli Ultimi Giorni comprendono questa verità e vedono i semi della divinità nella gioia di mettere al mondo e di allevare figli, nell’amore profondo per loro, nel desiderio di servire il prossimo con compassione, nei momenti in cui sono rapiti dalla bellezza e dall’ordine dell’universo e nella fedeltà alle alleanze divine.
Per loro, l’Esaltazione non riguarda tanto ciò che otterranno, quanto i rapporti che costruiscono ora e come questi potranno essere elevati. Come insegnano le Scritture:
“E la stessa socievolezza che esiste fra noi qui esisterà fra noi là, solo che sarà associata alla gloria eterna, gloria di cui ora non godiamo.”