Nelle Scritture troviamo molti esempi di patti e alleanze che Dio ha stretto con i Suoi servitori. In ogni patto, per ogni prova richiesta e per ogni comandamento dato, c’è sempre una benedizione che attende di essere ricevuta. Il sacrificio di Abrahamo ne è un esempio straordinario. Per introdurre questo principio, vi propongo una metafora. Immaginate che io vi offra € 10.000,00 a condizione che riusciate a guidare la vostra auto per le strade della città senza fare alcun incidente.
C’è però una modifica: dipingerò di nero il parabrezza. Potrete andare avanti solo guardando nello specchietto retrovisore. Avete capito bene: dovrete procedere in avanti, ma vedendo esclusivamente ciò che si trova dietro di voi.
Accettereste la scommessa?
Il passato impedisce di guardare al futuro
È difficile immaginare di affrontare curve e incroci guardando soltanto nello specchietto retrovisore. Sarebbe non solo pericoloso, ma anche assurdo pensare di poter guidare in questo modo.
Eppure, nel percorso della vita, molti di noi fanno proprio questo: cercano di andare avanti restando concentrati su ciò che è alle spalle, anziché su ciò che è davanti.
Certamente il passato ha valore. Da esso possiamo trarre insegnamenti e custodire il nostro retaggio. Tuttavia, non siamo stati creati per essere definiti dai nostri errori o dai nostri successi. Non siamo chiamati a vivere con lo sguardo rivolto all’indietro.
Spesso permettiamo che fallimenti o traguardi passati plasmino la nostra identità e la nostra autostima. Leghiamo il nostro valore a ciò che è stato, anziché a ciò che può essere.
A volte investiamo più energie spirituali ed emotive nel passato che nel futuro. Lasciamo che peccati commessi o abitudini di un tempo ci trattengano. Forse abbiamo cercato, senza riuscirci, di superare una debolezza e abbiamo concluso che non cambieremo mai. Così torniamo a quella stessa debolezza, convinti di non essere in grado di fare meglio.
Proprio come accadrebbe guidando guardando solo lo specchietto retrovisore, per andare avanti dobbiamo spezzare alcuni legami con il nostro passato.
La moglie di Lot: siamo come lei?
Nel libro della Genesi 19 leggiamo la storia della moglie di Lot. Lot, sua moglie e le figlie ricevettero l’ordine di lasciare Sodoma e Gomorra in fretta e di non voltarsi indietro.
La moglie di Lot, però, si voltò e divenne una statua di sale.
Molti missionari sanno cosa significhi lasciare una casa amata, amici cari e abitudini consolidate per rispondere a una chiamata. Anche oggi si abbandonano comodità, intrattenimenti e sicurezze per seguire il Signore. Occorre coraggio per fare un passo avanti nella fede, confidando che Dio opererà per il nostro bene.
Per questo, in un modo o nell’altro, possiamo identificarci con la moglie di Lot. Nel Vangelo secondo Luca 17 apprendiamo che il suo cuore era ancora legato alle “cose” lasciate indietro. Forse si era affezionata a piccoli peccati entrati nella sua vita nel tempo trascorso a Sodoma.
Qualunque fosse la ragione, la lezione è chiara: è difficile confidare nel futuro quando ci aggrappiamo alle comodità del passato.
Dove va la mente, lì va l’uomo. Se la nostra mente è proiettata verso il futuro, agiremo con fede. Se è ancorata al passato, tenderemo a tornare indietro.
Alcuni cercano di vivere con un piede nel Vangelo e uno nel mondo. Desiderano mantenere le alleanze, ma conservano piccole eccezioni che impediscono una piena comunione con lo Spirito.
Come possiamo allora “ripulire” la nostra vita? Guardiamo ancora al sacrificio di Abrahamo.
Il sacrificio di Abrahamo: obbedire rapidamente
In Genesi 22 Abrahamo viene messo alla prova. Il Signore gli comanda di offrire suo figlio Isacco in olocausto nel paese di Moria.
Umanamente, una richiesta del genere è sconvolgente. Eppure Abrahamo obbedì. Si alzò di buon mattino e partì.
Ho imparato che quando obbedisco prontamente, senza rimandare, trovo maggiore forza anche per le prove successive. Al contrario, quando procrastino, diventa più facile rimandare ancora.
L’anziano David A. Bednar ha insegnato che la disponibilità ad osservare e obbedire porta maggiore discernimento, protezione e guida in un mondo sempre più oscuro. Questo discernimento ci aiuta a riconoscere il bene e il male, negli altri e in noi stessi.
Quando scegliamo di obbedire, si riduce il conflitto interiore. Non restiamo bloccati nel dubbio sul “se” o sul “perché”. Confidiamo che Dio conosca meglio di noi ciò di cui abbiamo bisogno.
Ancorati alla volontà di Dio
Il concetto di “ancoraggio” è noto anche in psicologia: tendiamo a prendere decisioni partendo da un punto di riferimento iniziale. Se quell’àncora è sbagliata, anche le nostre conclusioni lo saranno.
Possiamo ancorarci al passato, ai confronti con gli altri o a giustificazioni fragili. Ma ogni àncora che non sia fondata sulla verità rischia di trascinarci lontano.
Quando invece ci ancoriamo alla verità di Dio, misuriamo pensieri e azioni alla luce della Sua volontà. Partiamo dal Suo centro, non dal nostro.
Se crediamo di non poter superare un’abitudine, ci comporteremo come persone senza speranza. Ma la verità è diversa: abbiamo un valore immenso, un potenziale infinito e possiamo cambiare attraverso la grazia di Gesù Cristo.
Nel racconto di Sodoma e Gomorra, la moglie di Lot, che potrebbe essere stata ancorata a ciò che si stava lasciando alle spalle, non riuscì a discernere il futuro che aveva davanti e decise di tornare indietro.
Nell’episodio del sacrificio di Abrahamo, invece, è il contrario. Egli obbedisce a Dio, e l’obbedienza reindirizza il nostro punto di vista. Isaia 43:18-19 dice:
“Non ricordate più le cose passate, e non considerate più le cose antiche; ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete voi?
Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrer de’ fiumi nella solitudine”.
Quando queste verità diventano la nostra àncora, iniziamo a vedere con occhi nuovi.
C’è qualcosa di troppo difficile per il Signore?
Una delle ancore più difficili a cui attaccarci è la fede e la convinzione che possiamo superare le abitudini o le azioni del passato. È qui che la vostra àncora fa la differenza.
La vera àncora è questa: Dio è più grande dei vostri peccati, errori e mancanze. C’è qualcosa di troppo difficile per il Signore? No.Attraverso Suo Figlio Gesù Cristo, potete avere la forza spirituale e la grazia di Dio per aiutarvi a fare meglio in futuro.Uno dei migliori strumenti di Satana è convincervi che Dio non può o non vuole aiutarvi. Nulla potrebbe essere più lontano dalla verità.
Molte volte, prima ancora che i vostri piedi tocchino il pavimento al mattino, Satana inizia a ricordarvi tutto ciò che avete fatto di sbagliato il giorno prima o gli errori che avete fatto in passato.
In tal modo, il suo obiettivo è usare “ieri” per impedirvi di vivere “oggi”.
La sua àncora è radicata nella menzogna. La vera àncora è che Dio ama benedire.Ama voi e me più di quanto immaginiamo. Gesù Cristo ha sofferto per i vostri peccati in modo che voi possiate avere un futuro puro e luminoso.
Niente è troppo difficile per il Signore, specialmente aiutarvi a superare le vostre mancanze.
Siate pronti ad obbedire
Il grande ed ultimo sacrificio
Il sacrificio di Abrahamo non è soltanto una prova di obbedienza: è una potente similitudine del sacrificio di Gesù Cristo.
Nel racconto di Genesi 22 leggiamo che Abrahamo e Isacco salirono insieme sul monte Moria. Isacco portava la legna sulle spalle. Abrahamo era disposto a offrire ciò che aveva di più caro.
Quell’evento prefigurava il grande e ultimo sacrificio: quello del Figlio di Dio. A differenza di Isacco, però, quando Gesù salì sul Golgota non ci fu alcun montone a prendere il Suo posto.
Il sacrificio di Abrahamo ci aiuta a comprendere, almeno in parte, l’amore del Padre Celeste. Come possiamo dubitare di un amore così grande?
Il percorso dell’alleanza richiede obbedienza, fede e fiducia. Come insegnò l’anziano D. Todd Christofferson, solo perseverando nel sentiero dell’alleanza possiamo ereditare le benedizioni promesse ad Abrahamo, Isacco e Giacobbe.
Il sacrificio di Abrahamo e Il sacrificio di Gesù Cristo

Forse il sacrificio di Abrahamo è stato scritto anche per noi. Nelle nostre benedizioni patriarcali siamo collegati ad Abrahamo, e la sua fede può diventare la nostra.
Possiamo scegliere di non vivere guardando nello specchietto retrovisore del passato, ma di avanzare con lo sguardo rivolto al Signore.
Dio compie miracoli lungo il cammino. Come ha ricordato Susan W. Tanner, Abrahamo non sapeva che alla fine del viaggio ci sarebbe stato un montone nella boscaglia. Anche noi non conosciamo ancora la fine della nostra storia, ma possiamo confidare che il Signore preparerà ciò di cui abbiamo bisogno.
Che Dio aiuti tutti noi a camminare nel Suo sentiero con fede e obbedienza.
E tu?
Quale insegnamento ti colpisce di più nel sacrificio di Abrahamo? C’è un’“àncora” del passato che senti di dover lasciare andare?
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Il sacrificio di Abrahamo: dalle prove scaturiscono le benedizioni è stato scritto da McKay Christensen e pubblicato sul sito latterdaysaintmag.com. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.






