“Abramo, Isacco e Giacobbe”. Questi tre nomi scivolano via dalle nostre labbra uno dopo l’altro, quasi fossero un’unica entità, un po’ come quando citiamo “Pietro, Giacomo e Giovanni”.
A un primo sguardo, sembra quasi che formino una persona sola, ma non è così. Abramo, Isacco e Giacobbe possiedono personalità ben distinte e, tra i tre, è proprio Isacco quello che tende spesso a passare in secondo piano. Ma allora, qual è la vera importanza di Isacco?
Conosciamo e approfondiamo spesso la figura imponente di Abramo, “l’amico di Dio”, venerato da ebrei, cristiani e musulmani. Allo stesso modo, ricordiamo bene Giacobbe, che ottenne il nome di “Israele” e divenne il padre di un popolo, di un antico regno e di un moderno stato-nazione.
E Isacco? In un certo senso, appare quasi come un “segnaposto” tra due giganti: figlio di uno e padre dell’altro. Eppure, scavando più a fondo, l’importanza di Isacco emerge con forza propria.
Isacco: un protagonista all’ombra degli altri

Anche le storie più note che lo riguardano tendono a coinvolgere altre figure tanto quanto lui. A volte, Isacco non sembra il protagonista, ma un comprimario della sua stessa vita.
Si pensi alla sua nascita miracolosa, annunciata da Dio a Sara e Abramo nella loro vecchiaia. In questo racconto, sono la fede e la costanza dei genitori a occupare il centro della scena. Un altro esempio celebre è il quasi-sacrificio sul monte Moria. La “legatura di Isacco” è certamente una potente similitudine del futuro sacrificio del Figlio di Dio e la sostituzione con l’ariete prefigura l’espiazione di Cristo. Tuttavia, l’episodio serve anche a illustrare la drammatica fedeltà di Abramo, che viene benedetto per la sua disponibilità a offrire il figlio tanto atteso:
“Io giuro per me stesso, dice l’Eterno, che siccome hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito, io certo ti benedirò e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; e la tua progenie possiederà la porta dei suoi nemici.
E tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché tu hai obbedito alla mia voce” (Genesi 22:16-18).
Persino nel suo matrimonio con Rebecca (Genesi 24), Isacco agisce su insistenza del padre e sotto la guida del servitore Eliezer. Per i Santi degli Ultimi Giorni, questa unione rappresenta il matrimonio nell’alleanza, fondamentale per adempiere la promessa divina: Rebecca diventerà infatti la madre di “migliaia di milioni”. In ogni passaggio, l’importanza di Isacco è legata a un disegno più grande che egli accetta con umiltà.
L’importanza di Isacco: un uomo fedele e coraggioso
Nonostante sembri restare nell’ombra, Isacco ebbe esperienze spirituali personali straordinarie. In Genesi 26, l’Eterno gli appare direttamente per rinnovare le promesse fatte ad Abramo:
E l’Eterno gli apparve e gli disse: “Non scendere in Egitto; dimora nel paese che io ti dirò.
Soggiorna in questo paese, e io sarò con te e ti benedirò, poiché io darò a te e alla tua progenie tutti questi paesi, e manterrò il giuramento che feci ad Abrahamo tuo padre, e moltiplicherò la tua progenie come le stelle del cielo, darò alla tua progenie tutti questi paesi, e tutte le nazioni della terra saranno benedette nella tua progenie, perché Abrahamo obbedì alla mia voce e osservò quello che gli avevo ordinato, i miei comandamenti, i miei statuti e le mie leggi” (Genesi 26:2-5).
Anche se il testo sottolinea che tali benedizioni giungono perché suo padre obbedì alla voce di Dio, è Isacco a dover scegliere di restare in quella terra e di non scendere in Egitto.
Dopo la morte di Abramo, Isacco diventa il patriarca. Qui lo vediamo nella sua umanità: preferisce il figlio maggiore Esaù, nonostante la sua indegnità. Sarà l’intervento risoluto di Rebecca a correggere la rotta, assicurando che la benedizione principale vada a Giacobbe. Ancora una volta, qualcuno lo guida nella giusta direzione, evidenziando come l’importanza di Isacco risieda anche nella sua capacità di ascoltare e correggersi.
Sebbene dal capitolo 27 al 35 della Genesi il testo si concentri su Giacobbe, non dobbiamo sottovalutare Isacco. La tradizione rabbinica suggerisce che avesse 37 anni al momento del sacrificio sul Moria: ciò significa che si sottomise volontariamente alla volontà di Dio. Era un uomo forte, abbastanza da trasportare la legna e di opporsi se avesse voluto, ma scelse l’obbedienza. Questo dettaglio trasforma la percezione della sua figura, mostrandoci un uomo di profonda fede e coraggio silenzioso.
Il sacrificio di Abrahamo: dalle prove scaturiscono le benedizioni
Un modello per la vita quotidiana
Forse l’importanza di Isacco sta proprio nella sua normalità. È una figura in cui possiamo identificarci molto più facilmente rispetto al titanico Abramo o al tormentato Giacobbe.
Durante la Conferenza Generale di ottobre del 1972, l’Anziano A. Theodore Tuttle offrì una riflessione memorabile su tre elementi della vita di Isacco: l’altare, la tenda e il pozzo:
“E vi costruì un altare ed invocò il nome del Signore e vi piantò la sua tenda e là i servi di Isacco scavarono un pozzo. Altare, tenda e pozzo: il suo culto, la sua casa, la sua opera. Queste cose fondamentali della vita stavano ad indicare la sua relazione con Dio, con la sua famiglia e con i suoi simili. E queste 3 cose riguardano ogni persona sulla terra”.
L’altare: il suo culto e il rapporto con Dio.
La tenda: la sua casa e la cura per la famiglia.
Il pozzo: il suo lavoro quotidiano e la relazione con il prossimo.
Isacco non cercò le vette spettacolari del “padre dei fedeli”, né fu il fondatore di dodici tribù. Fu, semplicemente, un uomo di pace che diede sacralità alle cose comuni. L’importanza di Isacco risiede nell’equilibrio tra questi tre pilastri, una sfida che riguarda ogni persona sulla terra.
Un esempio per ogni di noi
Egli è il modello biblico per la “gente comune”. Anche se non finiremo nei libri di storia, il consiglio di Dottrina e Alleanze 64:33 si applica a noi come a lui:
“Non stancatevi di far bene, poiché state ponendo le fondamenta di una grande opera”.
Siamo chiamati a tramandare un’eredità spirituale, proprio come Isacco. Egli ci insegna che il Signore è pronto a benedirci con doni che vanno oltre i nostri sogni, anche se conduciamo una vita semplice. L’importanza di Isacco ci ricorda che non è necessario governare imperi per essere associati alle promesse divine; basta essere fedeli nel nostro piccolo raggio d’azione.
Attraverso il sacerdozio, oggi quelle stesse benedizioni promesse ad Abramo e Isacco sono disponibili per tutti noi. Ricevendo queste promesse, diventiamo parte della famiglia di Dio, eredi di tutto ciò che il Padre possiede:
“Essi divengono i figli di Mosè e di Aaronne, e la posterità di Abrahamo, e la chiesa, il regno e gli eletti di Dio.
E inoltre, tutti coloro che ricevono questo sacerdozio ricevono me, dice il Signore; poiché colui che riceve i miei servitori, riceve me; e colui che riceve me, riceve mio Padre; e colui che riceve mio Padre, riceve il regno di mio Padre; perciò, tutto quello che mio Padre ha gli sarà dato” (Dottrina e Alleanze 84:33-38).
Cosa ne pensi della figura di Isacco? Ti sei mai sentito anche tu un “personaggio secondario” che però sta portando avanti un compito fondamentale?
Ti invitiamo a commentare qui sotto e a condividere questo articolo con qualcuno che ha bisogno di riscoprire il valore delle piccole cose.
L’importanza di Isacco: c’è tanto altro da sapere su di lui è stato scritto da Daniel C. Peterson e pubblicato sul sito latterdaysaintmag.com. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.


