Cosa sappiamo sul libro di Enoc?
Per gran parte della storia biblica, la figura del profeta Enoc è rimasta avvolta da un certo mistero. Nell’Antico Testamento, infatti, egli compare solo in pochi versetti, per lo più di carattere genealogico e narrativo, che tuttavia lasciano intravedere la straordinarietà della sua vita.
In Genesi leggiamo:
“Ed Enoc visse sessantacinque anni, e generò Metushela. Ed Enoc, dopo ch’ebbe generato Metushela, camminò con Dio trecento anni, e generò figli e figlie; e tutto il tempo che Enoc visse fu trecentosessantacinque anni. Ed Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Iddio lo prese” (Genesi 5:21-24).
Questi pochi versetti, pur nella loro concisione, attestano un rapporto intimo e singolare tra Enoc e Dio, culminato nella sua traslazione. Tuttavia, per secoli, essi hanno rappresentato quasi l’unica base scritturale per conoscere questo profeta.
I riferimenti nel Nuovo Testamento
Anche il Nuovo Testamento aggiunge solo informazioni limitate. Enoc viene menzionato nella genealogia di Gesù riportata da Luca (Luca 3:37) e in due brevi ma significativi passaggi dottrinali.
L’autore dell’epistola agli Ebrei dichiara:
“Per fede Enoc fu trasportato perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio l’avea trasportato; poiché avanti che fosse trasportato fu di lui testimoniato ch’egli era piaciuto a Dio” (Ebrei 11:5).
L’epistola di Giuda, inoltre, attribuisce a Enoc una profezia escatologica:
“Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per far giudicio contro tutti” (Giuda 1:14).
Questi riferimenti confermano che, al tempo del Nuovo Testamento, la figura e gli insegnamenti di Enoc erano conosciuti e ritenuti autorevoli, pur in assenza di un testo ampiamente diffuso.
La riscoperta del libro di Enoc
Per lungo tempo, il cosiddetto “libro di Enoc” fu considerato da molti studiosi un’opera leggendaria o puramente apocrifa. La situazione cambiò radicalmente nel XVIII secolo.
Nel 1773, l’esploratore scozzese James Bruce rinvenne, in un monastero dell’attuale Etiopia, antichi manoscritti contenenti il libro di Enoc nella lingua Ge’ez. Questa scoperta rappresentò una svolta decisiva.
Nel 1821, il dottor Richard Laurence dell’Università di Oxford avviò la prima traduzione inglese del testo, completata e pubblicata integralmente nel 1883. Successivamente, nel 1912, R. H. Charles produsse un’ulteriore edizione critica. La scoperta dei Rotoli del Mar Morto confermò ulteriormente l’antichità e la diffusione di questi scritti, portando alla luce frammenti in varie lingue, tra cui l’aramaico.
Fino alla scoperta di James Bruce circolavano soltanto voci e alcuni frammenti attribuiti a un presunto Libro di Enoc, ma nulla di realmente concreto.
Commentando questa situazione, il dottor Hugh Nibley scrisse:
“Fu solo quando un testo di grande importanza — il Libro etiope di Enoc, noto come 1 Enoc — venne portato alla luce all’inizio del XIX secolo, che gli studiosi iniziarono a prenderlo seriamente in considerazione e a raccogliere prove che portarono alla scoperta, una dopo l’altra, di diverse versioni (in antico slavo, greco, ebraico, aramaico, ecc.) di quello stesso libro perduto di Enoc, a lungo ritenuto un prodotto dell’immaginazione gnostica. In seguito, si giunse alla conclusione che il Libro di Enoc era reale”.
Come osservato dagli studiosi, la presenza di numerose copie tra i Rotoli del Mar Morto suggerisce che la comunità di Qumran attribuisse grande valore agli scritti attribuiti a Enoc.
Il libro di Enoc e la rivelazione moderna
Dal punto di vista dei Santi degli Ultimi Giorni, il valore del libro di Enoc non risiede tanto nella sua completezza testuale, quanto nella sua sorprendente consonanza con la rivelazione moderna.
Il Signore aveva dichiarato:
“Queste cose furono tutte scritte nel libro di Enoc, e ne sarà resa testimonianza a tempo debito” (Dottrina e Alleanze 107:57).
Quel “tempo debito” iniziò ad adempiersi non solo attraverso le scoperte archeologiche, ma soprattutto mediante ciò che il Signore rivelò al Profeta Joseph Smith, prima ancora che queste scoperte fossero note al mondo accademico, con la Perla di Gran Prezzo. Nel libro di Mosè, che contiene estratti della traduzione ispirata della Bibbia compiuta dal profeta, troviamo il resoconto più ampio e dottrinalmente affidabile della vita e del ministero di Enoc.
In oltre cento versetti (Mosè 6:21 – 8:19), Enoc parla in prima persona, rivelando visioni, dottrine e avvenimenti che trovano notevoli parallelismi con i testi di 1° e 2° Enoc, come le visioni cosmiche, la traslazione, e la gloria con cui egli fu rivestito. Ecco alcuni esempi:
- Enoc vede che Noè è protetto dalla mano di Dio:
Mosè 7:43—Enoc vide dunque che Noè costruì un’arca; e che il Signore sorrise su di essa e la tenne nella Sua mano; ma sul resto dei malvagi venne il diluvio e li inghiottì.
1 Enoc 67:2—In questo momento, gli angeli stanno lavorando il legno (per costruire un’arca) e quando sarà completata, io metterò le mie mani su di essa e la proteggerò.
- Enoc vede tutte le cose:
Mosè 7:67—E il Signore mostrò a Enoc ogni cosa, sì, fino alla fine del mondo.
2 Enoc 40:1 — Ora dunque, figli miei, io so tutto… i miei occhi hanno visto tutto dall’inizio fino alla fine e dalla fine al nuovo inizio.
- Enoc vestito di gloria:
Mosè 7:3—Mentre stavo sul monte, vidi i cieli aperti e fui rivestito di gloria.
2 Enoc 22:8–10—Il Signore disse a Michele: Prendi Enoc e strappalo dalle vesti terrene. E ungilo con l’olio delizioso e mettigli vesti di gloria… E mi sono guardato, ed ero diventato come uno dei gloriosi, e non c’era alcuna differenza.
Queste convergenze non sostituiscono la rivelazione canonica, ma rafforzano la testimonianza che Enoc fu realmente un profeta, veggente e rivelatore, e che il suo ministero lasciò un’impronta profonda nella storia sacra dell’umanità.
E voi cosa ne pensate della storia di Enoc? Fatecelo sapere nei commenti!
Questo articolo è stato scritto da Marilynne Todd Linford e pubblicato sul sito latterdaysaintmag.com. Questo articolo è stato tradotto da Cinzia Galasso.
