Ogni anno, tutto il mondo Cristiano celebra la settimana santa per commemorare gli ultimi giorni della vita e del ministero di Gesù Cristo.

Ogni paese, così come ogni famiglia e credo Cristiano, lo fa in modo diverso e con le proprie tradizioni, ma con una cosa in comune, la celebrazione della risurrezione di Gesù e della speranza di nuova vita per ognuno di noi.

Ma prima di tutto: chi o come si determina in che giorno cade la Pasqua. Ogni anno è diverso.

Molte persone non sanno che durante il Concilio di Nicea, nel 325 d.C., fu stabilito che la Pasqua dovesse essere celebrata ogni prima domenica successiva alla prima luna piena di primavera.

Questa tradizione va avanti ormai da 17 secoli.

Gli eventi della Settimana Santa

la chiamata dei dodici apostoliAl tempo del ministero terreno di Gesù, il popolo ebraico praticava la legge di Mosè già da 14 secoli.

Ogni aspetto di questa legge, ogni pratica, ogni rituale, ogni virgola, era un simbolo dell’Espiazione, morte e Risurrezione di Gesù Cristo.

Molti degli Ebrei non lo avevano compreso, ma i veri fedeli sapevano che ogni parte della legge era una prefigurazione del Messia promesso, inclusa anche la cena Pasquale, che celebrava la Pesàch o “passaggio” dell’angelo distruttore.

Per tutti coloro che avrebbero seguito con precisione le istruzioni imposte da Geova a Mosè—l’angelo distruttore sarebbe passato oltre. Anche questo era un simbolo dell’Espiazione di Gesù Cristo.

Ma cosa fece Gesù durante la sua ultima settimana sulla terra?

Dopo tre anni di ministero, era giunto il momento, per Lui, di compiere il Suo grande ed eterno sacrificio, segnando la fine del Suo ministero terreno e adempiendo ciò che i profeti avevano a lungo predetto.

L’ultima settimana del ministero di Gesù Cristo, la settimana del Suo sacrificio espiatorio, è composta da una serie di eventi che testimoniano di Lui come Salvatore dell’umanità e rivelano i Suoi insegnamenti più profondi.

Di seguito un breve resoconto degli ultimi giorni della vita di Gesù con i relativi riferimenti scritturali compresi nel Libro di Matteo.

Domenica: L’entrata trionfale a Gerusalemme (Matteo 21:6-11)

seguaci di cristoLa settimana santa si apre con una scena degna di nota: l’ingresso trionfale del Re dei Re e Signore dei Signori nella città di Gerusalemme.

La città era in fermento con l’avvicinarsi della Pasqua e molte persone si erano recate in città per partecipare alla festa.

In quella che oggi ricordiamo come la Domenica delle Palme, Gesù venne accolto come il Figlio di Davide.

Secondo i racconti scritturali, Gesù Cristo entrò nella città di Gerusalemme cavalcando un giovane asino.

Questo evento ebbe un significato profondo, poiché adempì le parole pronunciate dal profeta Zaccaria (Zaccaria 9:9):

“Esulta grandemente, o figlia di Sion; grida di gioia, o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te: egli è giusto e portatore di salvezza, umile e cavalca un asino, un puledro, figlio di un’asina”.

Il ramo di palma è simbolo di vittoria, trionfo, pace e vita eterna. Chini in riverenza, centinaia di discepoli sventolarono le palme e ricoprirono il cammino di tappeti per accogliere Gesù, al grido di

“Osanna al Figliuolo di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna ne’ luoghi altissimi!”. Osanna è un termine che significa “salvaci” o “liberaci”.

Il popolo chiedeva che Gesù li liberasse dalla schiavitù dei Romani, ma non aveva ancora compreso che la liberazione e la salvezza che avrebbe portato Gesù avrebbe avuto una portata eterna.

Quando alcuni Farisei criticarono questa rimostranza di adorazione e di lode chiesero al Signore di dire loro di fermarsi: “E alcuni de’ Farisei di tra la folla gli dissero:

Maestro, sgrida i tuoi discepoli! Ed egli, rispondendo, disse: ‘Io vi dico che se costoro si tacciono, le pietre grideranno’” (Luca 19:39-40).

In quel momento, Cristo rese inequivocabilmente e audacemente chiaro di essere il Messia. L’anziano Bruce R. McConkie ha insegnato:

“Tutti i dettagli di questo singolare episodio, combinati insieme, testimoniano ulteriormente l’identità della figura centrale della scena. Era come se Gesù dicesse: ‘Molte volte ve l’ho detto chiaramente, e per deduzione necessaria, che io sono il Messia. Anche i miei discepoli ne danno testimonianza. Ora vengo a voi come Re d’Israele, esattamente come preannunciarono gli antichi profeti; e persino la vostra partecipazione a questo evento è di per sé una testimonianza che io sono Colui che verrà a redimere il mio popolo'”.

Quello stesso giorno, il Salvatore insegnò ai Greci che la sua morte era necessaria per adempiere il piano di Dio (Giovanni 12:20–36), usando una significativa analogia con un chicco di grano che cade nella terra.

Egli benedisse anche i Suoi discepoli affinché sopportassero l’imminente distruzione di Gerusalemme (Marco 11:11) e pianse mentre contemplava la città (Luca 19:41).

Lunedì: la purificazione del tempio (Matteo 21:12-16)

la purificazione del tempioL’evento più noto di questo giorno è la cacciata, da parte del Salvatore, di coloro che compravano e vendevano nel tempio. Questo gesto però, porta con sé anche un significato simbolico.

Gesù sta dicendo che nessuna cosa impura può entrare alla presenza del Padre e che solo attraverso di Lui e il Suo sangue espiatorio, potremo tornare a stare con Dio.

Allo stesso tempo, ci sta dicendo che dovremmo purificare il nostro tempio per eccellenza, il nostro corpo, con il Suo aiuto, al fine di poter sentire il Suo Spirito e beneficiare della Sua Espiazione.

Sta dicendo che il tempio – l’edificio fisico – è la Sua casa santa e nessuna cosa impura può dimorarvi, altrimenti lo Spirito non ci sarà – la Sua presenza non ci sarà.

Egli mostrò fino a che punto il popolo era arrivato a rifiutare la legge e a cambiare le sue dottrine e i suoi insegnamenti.

In Matteo 21:15 leggiamo:

“Quando i sommi sacerdoti e gli scribi videro le meraviglie che egli faceva e i bambini che gridavano nel tempio e dicevano ‘Osanna al Figlio di Davide’, si indignarono molto”.

La parola tradotta qui con “bambini”, secondo la Traduzione di Joseph Smith, si riferisce ai “figli del regno”.

L’anziano Bruce R. McConkie sottolinea:

«Non si trattava di ragazzini o bambini piccoli, come suggerisce la Bibbia, ma di discepoli: membri della Chiesa, persone che rendevano testimonianza della divinità di Gesù. Fu da questi “figli del regno” adulti, da questi membri della Chiesa che, attraverso il pentimento e il battesimo, erano diventati “come neonati” in Cristo (1 Pietro 2:2), che Egli ricevette una lode perfetta. Come avrebbe potuto provenire da chiunque altro se non da coloro che conoscevano ed erano soggetti alle ispirazioni dello Spirito Santo?».

Inoltre, il secondo giorno, Gesù Cristo maledisse il fico sterile. Il manuale del seminario insegna:

“La maledizione del fico da parte del Salvatore ha impartito diverse lezioni importanti. Il fico poteva rappresentare i capi religiosi corrotti degli ebrei, che ostentavano una pietà esteriore ma erano privi di vera rettitudine. In quest’ottica, l’evento insegnava che tutti noi dobbiamo sforzarci di vivere in modo coerente con ciò in cui crediamo e che insegniamo.

La maledizione del fico ha anche fornito un’illustrazione visiva della lezione che il Salvatore aveva impartito in precedenza nel Suo ministero con la parabola del fico (vedere Luca 13:6-9): tutti devono pentirsi o perire. Dopo aver assistito alla reazione dei discepoli alla maledizione del fico, il Salvatore si è avvalso di quest’occasione anche per insegnare loro il potere della fede di operare miracoli ancora più grandi di quello a cui avevano appena assistito.”

Martedì: Il Monte degli Ulivi (Matteo 21-24)

Gesù insegna a Gerusalemme

In questo giorno, il Salvatore Gesù Cristo insegnò molte delle sue parabole più note sul Monte degli Ulivi: la parabola dei due figli (Matteo 21:28-32), la parabola dei vignaioli malvagi (Matteo 21:33-41), la parabola della pietra rigettata (Matteo 21:42-46), la parabola delle nozze reali e delle vesti nuziali (Matteo 22:1-14) e la parabola dei talenti (Matteo 25:14-30).

Fu proprio in questo giorno che Gesù venne affrontato dai suoi oppositori riguardo alla questione del tributo (Matteo 22:15-22). I farisei, gli scribi, gli erodiani e tutti coloro che si opponevano al Salvatore cercavano di tendergli una trappola e cospiravano per farlo condannare e uccidere (Giovanni 11:53) – una cospirazione che prese forma proprio in quel giorno.

Il loro scopo era quello di condurre Cristo in una contraddizione, ma Gesù rispose con grande saggezza:

“…Poi disse loro: Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” (Matteo 22:21). In altre parole: “Non siate ingiusti: rendete a Cesare quel che è di Cesare; e allo stesso tempo, non siate empi: rendete a Dio quel che è di Dio”.

Howard W. Hunter dice:

«La saggezza di questa risposta definisce i limiti della doppia sovranità e chiarisce la giurisdizione di due regni: quello del cielo e quello della terra. L’immagine dei monarchi impressa sulle monete indica che le cose temporali appartengono al sovrano temporale. L’immagine di Dio impressa nel cuore e nell’anima di un uomo significa che tutto il suo essere e tutte le sue facoltà appartengono a Dio e devono essere usate al Suo servizio…»

Inoltre, in questo giorno, Gesù Cristo insegnò riguardo ai due grandi comandamenti (Matteo 22:34-40), al Giudizio Finale (Matteo 25:31-46) e all’offerta della vedova (Marco 12:41-44; Luca 21:1-4).

Inoltre, un episodio rappresentativo del ministero di Gesù riguarda una domanda che Egli pose ai discepoli:

“Che vi par egli del Cristo? Di chi è egli figliuolo?” (Matteo 22:42).

I discepoli risposero che Cristo era figliuolo (o discendente) di Davide, dimostrando ancora una volta di non aver compreso il ruolo redentore e la natura divina di Gesù Cristo.

Mercoledì: Gesù insegna a Gerusalemme (Matteo 25)

Il mercoledì, Egli continuò ad istruire il popolo in parabole, avvertendoli in modo specifico della distruzione che sarebbe sopraggiunta su chiunque non si fosse pentito.

In particolar modo, insegnò loro la parabola delle 10 vergini (Matteo 25:1-13).

Giovedì: l’ultima cena e le sofferenze nel Getsemani (Matteo 26)

cos'è il sacramento_1Il giovedì, il Salvatore riunì i suoi Dodici Apostoli e sicuramente altri discepoli, comprese le donne, in una stanza “al piano superiore” per consumare il pasto pasquale.

La dicitura “stanza superiore” si riferisce al fatto che l’abitazione presso cui Gesù e i Suoi discepoli cenarono si trovava nella parte alta della città di Gerusalemme – una zona più ricca – e si suppone che questa possa essere stata la casa di Marco, l’autore dell’omonimo Vangelo.

Nella tradizione ebraica, il pasto pasquale veniva ormai consumato da quasi 14 secoli. Ecco alcune delle portate principali:

Uno stinco di agnello arrostito: commemora il sacrificio dell’agnello pasquale compiuto la notte in cui gli antichi Ebrei fuggirono dall’Egitto. Si chiama Zeroah, che può significare “braccio teso”.  Alcuni dicono che simboleggiasse il braccio teso di Dio”.

Quella stessa notte, Gesù sarebbe diventato L’Agnello sacrificale per eccellenza, scelto da prima della fondazione di questo mondo.

Uovo arrostito o “baytsah”: rappresentava la primavera o il rinnovamento. Da qui deriva la tradizione delle uova a Pasqua.

Alcuni sostengono che fosse un simbolo degli antichi Ebrei, secondo cui più l’uovo viene arrostito, più diventa duro.

Questo uovo non veniva sgusciato e non si mangiava. Gesù sarebbe stato la primavera del rinnovamento per tutti coloro che si sarebbero rivolti a Lui, Lo avrebbero seguito e avrebbero osservato i Suoi comandamenti.

Le erbe amare o “maror”: queste erbe (spesso rafano) a causa della loro amarezza stimolano la lacrimazione e ricordavano ai commensali l’amarezza della loro schiavitù in Egitto e, in un senso più profondo, l’amarezza della schiavitù del peccato.

Gesù è l’unico che può liberarci dall’amara schiavitù del peccato.

“Il Charoset”: un piatto tradizionalmente composto di mele tagliate finemente, noci, cannella e vino rosso. Doveva ricordare la malta usata dagli schiavi Ebrei per fare i mattoni. Ai nostri giorni potrebbe rappresentare come Gesù sia l’unico fondamento su cui costruire la nostra casa.

una visione dell'espiazione di Gesù Cristo
“Gethsemane” di Adam Abram

Le verdure verdi o “karpas”: queste simboleggiavano la novità della primavera. Alcuni sostengono che queste verdure verdi servissero a dare ai commensali un senso di regalità, dato che pochi allora potevano permettersele.

Gesù rappresentava la Nuova Legge, i Nuovi Comandamenti, la novità della vita.

Il “Chazeret” (una seconda erba amara): anch’essa veniva mangiata per ricordare l’amarezza della schiavitù di qualsiasi tipo. Ancora una volta, solo Gesù può liberarci dalla schiavitù del peccato.

Su ogni tavola veniva sempre posta una ciotola contenente dell’acqua salata, in ricordo delle lacrime e del sudore della schiavitù.

Il partecipante al “Seder di Pesach” (ovvero la cena pasquale che si consuma seguendo un ordine rituale ben preciso) immergeva le “karpas” nell’acqua salata durante il pasto.

Giovanni, che era presente quella sera all’Ultima Cena, scrisse in seguito:

“Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini; ed Egli abiterà con loro, ed essi saranno suoi popoli, e Dio stesso sarà con loro e sarà loro Dio; e asciugherà ogni lagrima dagli occhi loro e la morte non sarà più; né ci saran più cordoglio, né grido, né dolore, poiché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21:3-4).

Gesù stesso avrebbe asciugato tutte le lacrime attraverso il suo meraviglioso sacrificio espiatorio, che sarebbe iniziato quella sera stessa.

Il pane azzimo o “matzah”:  era una parte fondamentale del pasto. Ce n’erano sempre tre pezzi impilati e coperti da un panno pulito.

La matzah rappresentava sia il pane che gli Ebrei portarono con sé in fretta e furia quando furono liberati dalla schiavitù degli Egiziani, sia il pane che, non contenendo lievito o altri ingredienti arricchenti, ricordava anche il pane di afflizione e le razioni magre date agli Ebrei durante la loro schiavitù.

Il corpo di Gesù, dato in sacrificio, dopo un processo rapido e illegale, sarebbe stato senza peccato (o lievito) e ci avrebbe liberato dalla schiavitù del peccato.

Infine, il commensale beveva quattro piccoli bicchieri di vino o di succo d’uva. Alcuni pensano che questi quattro bicchieri di vino servissero a ricordare le quattro lettere del Tetragramma, l’indicibile nome ebraico del Dio Altissimo.

Tradizionalmente questo ricorderebbe le quattro promesse di redenzione da parte di Geova, che è proprio Gesù Cristo:

“Perciò di’ ai figli d’Israele: ‘Io sono l’Eterno, vi sottrarrò ai duri lavori di cui vi gravano gli Egiziani, vi emanciperò dalla loro schiavitù, e vi redimerò con braccio steso e con grandi giudizi.

E vi prenderò per mio popolo, e sarò il vostro Dio; e voi conoscerete che io sono l’Eterno, il vostro Dio, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani” (Esodo 6:6-7).

Queste sono le cose che i discepoli e Gesù fecero e sul quale rifletterono durante l’Ultima Cena.  Fu un pasto MOLTO incentrato su Cristo, seppure in modo ancora inconsapevole.

Quella sera, Gesù istituì un nuovo comandamento che andava ben oltre la Legge di Mosè:

“Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io v’ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:34-35).

Questa è la chiave per riconoscere i veri discepoli e seguaci del Salvatore.

Al termine del pasto pasquale, Gesù istituì quello che i membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni chiamano “il sacramento” (o la santa cena), il più grande simbolo del ricordo del sacrificio che il Salvatore si apprestava a compiere.

“E mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero.

E disse loro: Questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti”. (Marco 14: 22-24).

Riguardo all’istituzione del sacramento, il nostro Maestro ci ha lasciato un insegnamento preziosissimo. L’anziano James E. Talmage scrisse:

“Mentre Gesù era ancora a tavola con i Dodici, prese una pagnotta o focaccia di pane e, dopo aver reso grazie con riverenza e averla benedetta e santificata, ne diede una porzione a ciascuno degli apostoli, dicendo: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo»; oppure, secondo la versione più estesa, «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Poi, preso un calice di vino, rese grazie e lo benedisse, e lo diede loro con il comando: «Bevetene tutti; perché questo è il mio sangue del nuovo patto, che è versato per molti per la remissione dei peccati».” Ma io vi dico che d’ora in poi non berrò più di questo frutto della vite, finché non lo berrò di nuovo con voi nel regno del Padre mio». In questo modo semplice ma efficace fu istituita l’ordinanza, da allora conosciuta come il Sacramento della Cena del Signore. Il pane e il vino, debitamente consacrati con la preghiera, diventano emblemi del corpo e del sangue del Signore, da mangiare e bere con riverenza e in memoria di Lui». (Gesù il Cristo, pp. 576-77).

Più tardi, quella stessa notte, Gesù si resò nel Giardino del Getsemani, per soffrire oltre ogni comprensione umana per i peccati di tutti gli uomini che si sarebbero rivolti a Lui.

L’anziano Bruce R. McConkie spiega:

“Fu lì che Gesù prese su di sé i peccati del mondo, a condizione del pentimento. Fu lì che soffrì oltre ogni limite umano. Fu lì che sanguinò da ogni poro. Fu nel Getsemani che provò un’angoscia così grande da essere disposto a rinunciare a quel calice amaro – e fu lì che fece la sua scelta definitiva di compiere la volontà del Padre.

Fu lì che un angelo discese dal cielo per confortarlo nella sua più grande ora di prova. Molti erano stati crocifissi, e il tormento e il dolore di una tale punizione sono estremi, ma solo una persona – il Figlio di Dio – si piegò sotto il peso della sofferenza che si abbatté su di lui in quella notte oscura, la notte in cui discese al di sotto di ogni cosa in preparazione alla sua elevazione al di sopra di ogni cosa.”

Venerdì: processo, crocifissione e sepoltura (Matteo 27:1-61)

crocifissione di Gesù - espiazioneGesù trascorse le primissime ore della mattina di quel venerdì da imputato, in un processo tanto rapido quanto illegale.

Egli venne deriso, maltrattato, flagellato e picchiato mentre affrontava i suoi falsi accusatori e coloro che cercavano di distruggerlo fin dalla risurrezione di Lazzaro dai morti.

Nello stesso giorno ci furono il suo processo, la sua crocifissione e la sua sepoltura.

Quando Ponzio Pilato esaminò Gesù quel giorno disse:

“Ma dunque, sei tu re? Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re; io son nato per questo, e per questo son venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è per la verità ascolta la mia voce” (Giovanni 18:37).

Gesù fu crocifisso all’Ora Terza (le nove del mattino) e all’Ora Sesta (mezzogiorno) il cielo si oscurò e continuò così per tre ore.

All’Ora Nona, proprio nel momento in cui le famiglie fedeli di tutta Gerusalemme sacrificavano l’Agnello Pasquale, Gesù rese lo Spirito e spirò. La Legge si era adempiuta. Il grande e ultimo sacrificio era stato compiuto. L’Agnello di Dio era morto.

James E. Talmage scrisse:

“Gesù Cristo era morto. La sua vita non gli era stata tolta se non per sua volontà. Dolce e gradito come sarebbe stato il sollievo della morte in una qualsiasi delle fasi precedenti della sua sofferenza dal Getsemani alla croce, visse finché tutto fu compiuto come era stato stabilito.

Negli ultimi giorni la voce del Signore Gesù si è fatta udire, affermando la realtà della sua sofferenza e morte e il proposito eterno così compiuto. Ascoltate e prestate attenzione alle sue parole: «Ecco, il Signore, il vostro Redentore, ha sofferto la morte nella carne; Perciò egli soffrì il dolore di tutti gli uomini, affinché tutti gli uomini si pentissero e venissero a lui” (Gesù il Cristo, pp. 639–40).

Il corpo di Cristo fu deposto in una tomba che apparteneva a uno dei suoi seguaci, Giuseppe d’Arimatea.

Sabato: il corpo di Cristo giace nella tomba mentre il suo spirito insegna il vangelo nel mondo degli spiriti (Matteo 27:62-66)

Settimana Santa: corpo di CristoGli Ebrei contavano i giorni facendo valere una porzione di giornata quanto un giorno intero. In altre parole, il corpo di Gesù fu deposto nel sepolcro il venerdì pomeriggio (primo giorno), rimase nel sepolcro tutto il sabato—il giorno del riposo per gli Ebrei (secondo giorno) e la domenica mattina, il primo giorno della settimana (terzo giorno).

Durante questo periodo in cui il Suo corpo rimase nel sepolcro, Gesù visitò gli spiriti che si trovavano nel mondo degli spiriti, aprendo l’opera di condivisione del vangelo e dichiarando la redenzione anche presso coloro che dormivano in lui.

Sappiamo questo tramite la rivelazione dei profeti moderni. Nella sezione 138 di Dottrina e Alleanze, ai versi 18 e 19, leggiamo:

“Mentre questa vasta moltitudine attendeva e conversava, gioendo dell’ora della sua liberazione dalle catene della morte, apparve il Figlio di Dio, proclamando la libertà ai prigionieri che erano stati fedeli;

E là egli predicò loro il Vangelo eterno, la dottrina della risurrezione e della redenzione dell’umanità dalla caduta e dai peccati individuali a condizione del pentimento.”

La visita al mondo degli spiriti ci ricorda che la missione di Cristo è portare redenzione a tutti coloro che Lo accettano e Lo seguono, e che obbediscono ai Suoi comandamenti e alle Sue ordinanze. Egli non dimentica nessuno, proprio nessuno.

Domenica: l’apparizione del Cristo risorto (Matteo 28:1-10)

L'espiazione di Gesù CristoIl culmine della nostra celebrazione della Pasqua è la gloriosa risurrezione di Gesù Cristo. In tutta la storia dell’umanità fino a quel momento, nessuno aveva mai vinto la morte.

Il nostro Maestro e Salvatore risorse dai morti il ​​primo giorno della settimana, il terzo giorno dopo la Sua morte (Matteo 28), apparendo prima a Maria Maddalena e poi ai Suoi discepoli.

Gesù Cristo era diventato la “primizia di coloro che dormivano” (1 Corinzi 15:20).

Ha abbandonato la tomba. Ha trionfato su tutte le cose. Ha vinto la morte e Satana, ha vinto il mondo.

Riguardo alla Risurrezione, l’anziano D. Todd Christofferson insegnò:

“La Risurrezione di Cristo dimostra che la Sua esistenza è indipendente ed eterna. […] Grazie alla Sua Espiazione e Risurrezione, Gesù Cristo ha vinto ogni aspetto della Caduta. La morte fisica sarà temporanea, e anche la morte spirituale ha una fine, in quanto tutti ritornano alla presenza di Dio, almeno temporaneamente, per essere giudicati. Possiamo avere la massima fiducia nel Suo potere di vincere ogni altra cosa e di concederci la vita eterna”.

Grazie a Lui, la morte non è la fine. Grazie al Salvatore, possiamo tornare a vivere con Dio e possiamo anche trovare gioia, pace e conforto in questa vita terrena.

Nel giorno della sua risurrezione, il nostro Maestro ha cambiato il corso della storia umana e ha reso possibile il nostro ricongiungimento con coloro che amiamo.

Che giorno glorioso è stato quello in cui Cristo è risorto dai morti: oggi, i Cristiani di tutto il mondo lodano il Salvatore al canto di Alleluia! Alleluia significa: Lodate Geova!

E così cantiamo davvero lodi a Lui per la vittoria più gloriosa di tutte: Egli ha vinto la morte e il peccato e offre questi stessi doni a tutti noi quando ci rivolgiamo a Lui.

Testimoni del Cristo Risorto

Risurrezione di Gesù - Paura di morire? Che cosa sappiamo sulla vita dopo la morte?Potremmo chiederci: vi sono testimoni a sufficienza del Signore Gesù Cristo risorto?

La prima a vedere il Signore Gesù Cristo risorto fu Maria Maddalena: “Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli che avea veduto il Signore” (Giovanni 20:18).

Quello stesso giorno, due discepoli camminavano sulla via per Emmaus. Gesù percorse un tratto con loro senza rivelarsi, ma spiegò loro le Scritture e insegnò loro il piano di salvezza, compresa la sua espiazione, morte e risurrezione.

Dopo che se ne fu andato, ed essi si resero conto di chi fosse lo sconosciuto compagno di viaggio, dissero: “Non ardeva il cuor nostro in noi mentr’egli ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture?” (Luca 24:32)

Quella stessa domenica, dieci apostoli e altri discepoli, comprese le donne, si riunirono a porte chiuse ed Egli apparve loro. Tutti divennero testimoni del Signore risorto.

Una settimana dopo Gesù apparve a tutti gli 11 apostoli ed altri discepoli. In quell’occasione il dubbioso Tommaso poté vedere e toccare il Signore risorto e dichiarare che Egli era davvero il suo Signore e il suo Dio (vedere Giovanni 20:26-29).

Molte altre sono le testimonianze di coloro che ebbero il privilegio di vedere il Salvatore risorto.

A noi oggi, Egli ci implora di ascoltarLo e seguirLo anche se non possiamo vederlo che con gli occhi della fede.

In che modo commemorate la Settimana Santa e la Pasqua? Fatecelo sapere nei commenti!

chatta con noiGli eventi principali della Settimana Santa: alcuni riferimenti scritturali è stato tradotto e adattato da Ginevra Palumbo