Il 5 aprile 2026, mentre il mondo celebrava la domenica di Pasqua, quattro astronauti a bordo della navicella spaziale Orion orbitavano attorno alla Luna, più lontano dalla Terra di quanto qualsiasi essere umano fosse mai giunto dal 1972. E da lassù, a oltre 400.000 chilometri di distanza, il pilota Victor Glover ha guardato fuori dal finestrino e ha parlato di Dio.

Non è stato un discorso preparato. E’ stato qualcosa che, semplicemente, veniva dal cuore.

“Quando leggo la Bibbia e penso a tutte le cose straordinarie che sono state fatte per noi… voi siete su un’astronave chiamata Terra, creata per darci un posto dove vivere nell’universo e nel cosmo.” (CBS News, domenica di Pasqua 2026)

A volte la distanza ci aiuta a vedere più chiaramente ciò che è sempre stato proprio davanti a noi.

L’universo non si spiega da sé

C’è una domanda che scienziati, filosofi e credenti si pongono da millenni: da dove viene tutto questo?

Galassie, stelle, pianeti, oceani, il DNA all’interno di una singola cellula, il ritmo del cuore umano. La risposta che la fede offre non è ingenua; è, di fatto, la più coerente di fronte all’evidenza.

Il presidente Russell M. Nelson, prima di diventare profeta della Chiesa, era uno dei più illustri cardiochirurghi degli Stati Uniti. Ed è stata proprio quella profonda conoscenza scientifica a rafforzare, e non a scuotere, la sua fede. Nel suo discorso “Grazie a Dio”, pronunciato alla Conferenza Generale dell’aprile 2012, dichiarò:

“Chiunque studi il funzionamento del corpo umano ha sicuramente ‘visto Dio all’opera nella sua maestà e potenza’”.

E fu ancora più diretto quando si rivolse a coloro che attribuiscono tutto al caso:

“Eppure alcuni pensano erroneamente che queste meravigliose caratteristiche fisiche siano nate per caso o siano il risultato di un Big Bang. Chiedetevi: ‘Un’esplosione in una tipografia potrebbe produrre un dizionario?’ La probabilità è molto remota. Ma se così fosse, non potrebbe mai riparare le proprie pagine strappate o riprodurre nuove edizioni!”

Se il corpo umano – con i suoi 37 trilioni di cellule, gli occhi autofocalizzanti e un cuore che batte più di 100.000 volte al giorno – non può essere sorto dal nulla, cosa dice questo dell’intero universo?

Dio, il Padre, e Gesù avevano pianificato tutto

Artemis II - 2

È qui che la prospettiva rinnovata del Vangelo apre una finestra che nessun telescopio può aprire.

Nel Libro di Abramo, nella Perla di Gran Prezzo, troviamo un resoconto unico della Creazione, non come un atto solitario e improvviso, ma come il risultato di un consiglio divino, un piano deliberato e amorevole:

“Poi il Signore disse: «Scendiamo». Ed essi discesero in principio, ed essi, cioè gli dèi, organizzarono e formarono i cieli e la terra” (Abramo 4:1).

E prima ancora, il testo rivela qualcosa di ancora più profondo: prima di organizzare e formare i cieli e la terra, “gli dèi si consultarono tra loro per formare i cieli e la terra” (Abramo 5:3).

Non fu un caso. Non fu un Big Bang senza autore. Fu un progetto e ci fu un Architetto.

In quel consiglio eterno, come riportato in Abramo 3:27, fu Gesù Cristo – “uno simile a Dio” – a offrirsi di realizzare quel piano sotto la direzione del Padre. Lo stesso Gesù che risorse la domenica di Pasqua è lo stesso che formò i cieli e la terra.

Quel collegamento cambia tutto.

Cosa hanno visto gli astronauti e cosa significa per noi

Victor Glover non è semplicemente un cristiano che lavora alla NASA. È una persona che ha portato i calici per la comunione sulla Stazione Spaziale Internazionale, che recita il Padre Nostro prima di ogni lancio e che ha affermato con convinzione prima del decollo:

“La mia carriera è alimentata dalla mia fede… Nell’esercito si dice che non ci sono atei nelle trincee. E non ce ne sono neanche in cima ai razzi.” (Daily Citizen, 2026)

E mentre la navicella spaziale passava dietro il lato oscuro della Luna, entrando in un blackout di 40 minuti con le comunicazioni con la Terra, ha esteso un invito al mondo intero:

“Quando siamo dietro alla Luna, senza contatti con nessuno, cogliamo questa opportunità. Preghiamo, speriamo, mandiamo i nostri pensieri e sentimenti positivi affinché riusciamo a ristabilire il contatto con l’equipaggio.” (National Catholic Reporter, aprile 2026)

Un astronauta, a 400.000 chilometri di distanza, che chiede al mondo di pregare.

C’è qualcosa di profondamente onesto in questo. Perché quando tutta la tecnologia umana raggiunge il suo limite, ciò che rimane è esattamente ciò che è sempre stato presente fin dall’inizio: la consapevolezza di non essere gli autori della nostra stessa esistenza.

Tre domande su cui riflettere

La missione Artemis II ci offre un dono raro: un invito a fermarci, guardare in alto e pensare seriamente.

1. Se l’universo è così vasto e così preciso, chi lo ha progettato? Non c’è ingegneria senza un ingegnere. Non c’è codice senza un programmatore. E non c’è universo senza un Creatore.

2. Se Dio è stato capace di organizzare le galassie, si preoccupa della mia vita? La risposta delle Scritture è sì. Lo stesso Dio che ha posto le stelle al loro posto ha anche fatto in modo che “gli Dei prendessero l’uomo e lo mettessero nel giardino dell’Eden perché lo coltivasse e lo custodisse” (Abramo 5:11). La creazione non fu un freddo progetto ingegneristico; fu un atto d’amore.

3. Cosa faccio con questa certezza? La stessa cosa che ha fatto Glover: lasciare che la fede alimenti tutto il resto. La tua carriera, le tue scelte e il modo in cui affronti il ​​rischio e l’incertezza.

C’è qualcosa che accomuna Abramo che contempla le stelle nel deserto, il presidente Nelson che apre il torace di un paziente in sala operatoria e Victor Glover che guarda la Terra attraverso il finestrino di un’astronave: tutti loro sono giunti alla stessa conclusione.

Tutto questo è stato creato. Ed è stato creato con amore.

Fonte: cbn.com