Quasi 200 uomini che stanno scontando una pena in un carcere del Texas hanno vissuto un’esperienza inaspettata: gli attori di “The Chosen” sono andati da loro, dopo che avevano avuto la possibilità di vedere in anteprima, il primo episodio della sesta stagione di “The Chosen”, per parlare di loro di Gesù Cristo, della fede e delle opportunità di ricominciare.

Questo incontro si è svolto fine fine di settembre 2026 presso il penitenziario Carol S. Vance di Richmond, in Texas, nell’ambito di una collaborazione tra le organizzazioni cristiane Prison Fellowship e Come and See.

Questa visita ha reso possibile ascoltare le storie di uomini che, durante il periodo trascorso in prigione, hanno trasformato la propria vita grazie a Gesù Cristo.

Una cella della prigione trasformata in cinema

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Immagine: Screenshot da YouTube (Prison Fellowship)

I detenuti sapevano che avrebbero avuto l’opportunità di guardare un episodio della sesta stagione di “The Chosen“, ma ignoravano che sarebbero stati presenti anche alcuni dei protagonisti.

Per preparare l’attività, i detenuti stessi hanno contribuito a trasformare lo spazio in una piccola sala cinematografica, con decorazioni ispirate alla serie, disegni di pesci, popcorn e dolciumi.

L’atmosfera ha risvegliato ricordi speciali in molti dei presenti. Uno di loro ha raccontato di non andare al cinema da circa 12 anni e che l’esperienza gli ha riportato alla mente i ricordi della sua infanzia e ha detto:

“Non mi sembra nemmeno di essere in prigione. È come se fossimo a casa a guardare un film con la famiglia.”

Gli organizzatori hanno spiegato loro che sarebbero stati tra i primi spettatori dell’episodio 41, un’opportunità che li ha entusiasmati ancora di più. Quello che non sapevano, però, era che dopo la proiezione avrebbero incontrato tre ospiti speciali.

Gli attori di “The Chosen” arrivano a sorpresa

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Immagine: Screenshot da YouTube (Prison Fellowship)

Dopo la puntata, gli organizzatori hanno annunciato che c’era ancora una sorpresa in serbo e hanno presentato Noah James, Abe Bueno-Jallad e George H. Xanthis, che interpretano rispettivamente Andrea, Giacomo il Maggiore e Giovanni nella serie.

Gli attori sono stati accolti con entusiasmo e hanno intavolato conversazioni con i detenuti, condividendo aneddoti sulle riprese e riflessioni sui loro personaggi, a volte tra risate.

Tuttavia, la conversazione si è presto spostata dagli aneddoti a un argomento molto più personale: cosa significa seguire Gesù Cristo quando la vita non è andata come ci aspettavamo. Uno degli attori ha ricordato una frase di Giacomo il Maggiore tratta dalla serie:

“A volte non so nemmeno cosa sto facendo, ma continuo ad andare avanti.”

Ha poi spiegato che, a volte, le persone aspettano di sentirsi completamente pronte per avvicinarsi a Dio, frequentare la chiesa o iniziare un nuovo capitolo della loro vita. Ma seguire Gesù Cristo può significare anche andare avanti anche quando non abbiamo tutte le risposte.

Cristo mi ha trovato in questo luogo

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Immagine: Screenshot da YouTube (Prison Fellowship)

Uno dei momenti più toccanti dell’evento si è verificato quando alcuni detenuti hanno condiviso le proprie esperienze di fede. Uno di loro ha raccontato di essere già stato in prigione e che, una volta rilasciato, si era ritrovato di nuovo coinvolto in un ambiente dannoso.

Tuttavia, ha spiegato che il suo ritorno in prigione ha segnato anche l’inizio di un cambiamento spirituale che non si aspettava. Ha raccontato:

“La mia storia è iniziata prima che andassi in prigione. L’ultima volta che sono uscito di prigione mi sono ritrovato in un brutto posto. Ma è stato proprio lì che Cristo mi ha trovato”.

Un altro partecipante ha detto di aver attraversato sette anni di difficoltà e alti e bassi, ma che circa tre anni e mezzo prima aveva iniziato a sperimentare un cambiamento importante prendendo più seriamente la lettura delle Scritture, la preghiera e il digiuno.

Queste testimonianze hanno messo in luce lo scopo della visita degli attori a questi detenuti. Noah James lo ha espresso in questo modo:

“Uno dei temi più straordinari della serie è che, a prescindere da ciò che è accaduto prima, si può sempre cambiare la propria storia.”

Non sottovalutare mai ciò che hai da offrire

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Immagine: Screenshot da YouTube (Prison Fellowship)

Durante la conversazione, hanno anche discusso delle difficoltà che i detenuti incontrano nel prepararsi a tornare alle proprie case e comunità. Alcuni degli uomini presenti erano prossimi alla fine della pena, mentre altri dovevano ancora scontare diversi anni.

Di fronte a questa realtà, uno degli attori ha ricordato la storia di Matteo in “The Chosen” e ha spiegato che, nel corso della serie, Gesù ricorda a Matteo che anche le sue esperienze e le sue capacità hanno valore e che può dare un contributo speciale. Ricordando il messaggio del personaggio, l’attore ha detto:

“Sei proprio la persona giusta per questo compito, perché hai qualcosa da offrire, e molto. Non sottovalutarlo mai.”

Le sue parole erano un invito a non lasciare che gli errori del passato definiscano completamente l’identità o il futuro di una persona.

Al termine dell’incontro, uno degli attori ha commentato che era stata un’esperienza straordinaria e che riusciva a percepire la gioia dei partecipanti semplicemente guardandoli negli occhi.

Una storia che continua oltre lo schermo

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Immagine: Screenshot da YouTube (Prison Fellowship)

La visita è stata resa possibile grazie alla collaborazione tra Prison Fellowship e Come and See, organizzazioni che si sono impegnate per avvicinare “The Chosen” alle persone detenute.

Per i detenuti del penitenziario Carol S. Vance, quel giorno è stato molto più di un semplice pomeriggio al cinema. È stato anche un’occasione per condividere esperienze, riflettere sulle proprie decisioni e ricordare che il pentimento e il cambiamento sono ancora possibili.

Quel messaggio si ricollega alle parole dell’apostolo Paolo in 2 Corinzia 5:17:

“Perciò, se uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, sono diventate nuove!”

L’esperienza di questi detenuti ci ricorda che riconoscere i propri errori e accettarne le conseguenze è l’inizio di una vita migliore. Il processo di cambiamento richiede impegno, responsabilità e perseveranza, ma può anche essere accompagnato da fede e speranza.

E, come ha affermato uno dei partecipanti, persino un luogo inaspettato come una prigione può diventare il contesto in cui qualcuno inizia ad avvicinarsi veramente a Gesù Cristo.

Fonte: masfe.org