Spesso si presume che essere membri della Chiesa significhi uniformarsi a un modello rigido o rinunciare alla propria individualità. Ma secondo lo studioso Santo degli Ultimi Giorni Terryl Givens, vivere il Vangelo non significa annullarsi o cedere a degli stereotipi prestabiliti, bensì crescere e fare un uso consapevole del libero arbitrio.
“Il libero arbitrio non serve a renderci tutti uguali, ma a far emergere la nostra unicità e a rafforzare la nostra identità personale”, spiega Terryl in un episodio del podcast Out of the Best Books.
Durante lo stesso episodio condivide un’analogia che ci aiuta a comprendere come Dio desidera che usiamo il nostro arbitrio nel vivere la nostra vita.
Vivere il Vangelo: più che un copione da seguire, una vita da creare
Terryl crede che vivere il Vangelo sia più come scrivere la propria storia che come recitare un copione già scritto.
“In un’analogia che ho menzionato in passato, non credo che si tratti di ‘recitare bene la parte’, come se ci fosse un copione da seguire alla lettera”, afferma.
“Credo invece che Dio ci dia una tela bianca e ci dica: ‘Dipingi un quadro meraviglioso’.
E penso che, in molti casi, sia impaziente di vedere in che modo riusciremo a costruire una vita bella, anche se non conforme a un modello prestabilito.”
Questa prospettiva ci ricorda che abbiamo più scelte di quanto spesso immaginiamo.
Dio desidera che usiamo il nostro libero arbitrio per prendere decisioni ispirate e guidate dallo Spirito, ma anche che impariamo dall’esperienza e scegliamo consapevolmente chi vogliamo diventare.
Per esempio, Givens cita anche un episodio delle Scritture che illustra questo principio: il consiglio del Signore ai Santi perseguitati nel Missouri nel 1833. Riassumendo la sezione 98 di Dottrina e Alleanze, Terryl spiega:
“Joseph chiede: ‘Quante volte dobbiamo subire persecuzioni prima di poterci difendere?’ E la risposta del Signore è davvero sorprendente.
Dice, in sostanza: ‘Sta a voi decidere. Sopportate il primo attacco, sopportate il secondo. Se vi colpiscono una terza volta, siete giustificati se scegliete di combattere, ma sarete benedetti se scegliete di non farlo.’
In altre parole, il Signore ci chiede: ‘Che tipo di persona vuoi diventare?’”
Liberarsi dagli stereotipi
Secondo Terryl, la cultura dei Santi degli Ultimi Giorni è ancora influenzata da un’impostazione religiosa di tipo calvinista, che riduce il libero arbitrio a un semplice allineamento a un ideale precostituito.
“Abbiamo assorbito più Calvinismo di quanto dovremmo”, osserva. “Pensiamo che Dio voglia portarci a un ‘sé ideale’ standardizzato, come se ci fosse un solo modo giusto di essere” spiega. “Ecco perché amo una delle affermazioni di Brigham Young pronunciata nel Tabernacolo, dove lo si può quasi sentire gridare: ‘Basta con i mormoni stereotipati!’”
Invece di considerare il libero arbitrio come la rinuncia alla propria volontà, Terryl lo descrive come uno strumento per agire con intenzionalità e spiritualità, mantenendo la propria individualità.
“Per me è molto più bello pensare: ‘Devo lavorare sodo per allineare la mia volontà a ciò che è giusto’, piuttosto che annullarla completamente e lasciarmi condizionare dai piani di qualcun altro, anche se quel Qualcuno è Dio.
Voglio essere uno strumento nelle Sue mani, ma credo anche che Egli desideri che cresciamo in modi meravigliosi.
Che il nostro arbitrio e la nostra volontà si rafforzino e diventino strumenti efficaci per plasmare individui belli e unici.”
Questo articolo è stato pubblicato su https://www.ldsliving.com. Questo articolo è stato tradotto da Ginevra Palumbo.