A volte la vita ci colpisce con tragedie improvvise che non riusciamo a comprendere. Di fronte al dolore, la nostra prima reazione è cercare disperatamente un “perché”. Tuttavia, le Scritture ci insegnano che Dio non è sempre un Dio di spiegazioni razionali, ma è soprattutto un Dio di presenza, ascolto e conforto.

La storia di Giobbe: quando la sofferenza colpisce le persone rette

Il libro di Giobbe 1

Giobbe è un libro di 42 capitoli, ma tutte le cose brutte che gli accadono vengono descritte in soli sei versetti.

Arriva un messaggero che porta cattive notizie e, prima che possa finire di parlare, un altro messaggero irrompe nel portare altre cattive notizie e poi un altro e un altro ancora!

“I buoi stavano arando e le asine pascevano lì appresso, quand’ecco che i Sabei sono piombati loro addosso e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servitori, e io solo sono potuto scampare per venire a dirtelo”.

Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire:

“Il fuoco di Dio è caduto dal cielo, ha colpito le pecore e i servitori, e li ha divorati; e io solo sono potuto scampare per venire a dirtelo”.

Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire:

“I Caldei hanno formato tre bande, si sono gettati sui cammelli e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servitori, e io solo sono potuto scampare per venire a dirtelo”.

Quello parlava ancora quando ne giunse un altro a dire:

“I tuoi figli e le tue figlie mangiavano e bevevano del vino in casa del loro fratello maggiore; ed ecco che un gran vento, venuto dall’altra parte del deserto, ha investito i quattro canti della casa, che è caduta sui giovani; ed essi sono morti; e io solo sono potuto scampare per venire a dirtelo” (Giobbe 1:14–19).

Il libro di Giobbe inizia dicendo che egli era “perfetto e retto” e che “temeva Dio ed evitava il male”.

Questi sono aggettivi piuttosto positivi: non molte persone nelle Scritture vengono descritte in questo modo. In altre parole, quello che è successo a Giobbe non aveva senso e non se lo meritava.

La risposta di Giobbe a tutte le sue disgrazie è una delle frasi più citate nell’Antico Testamento:

“Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò nel grembo della terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Giobbe 1:21).

L’errore degli amici: cercare di dare un senso a ciò che accade
Quando la sofferenza sembra non finire mai
Le tragedie spesso accadono in un istante. Poi trascorriamo una vita cercando di affrontarle e capirle.

Quello che succede a Giobbe avviene nei primi due capitoli. I successivi trentacinque riguardano Giobbe ed i suoi amici che cercano di dare un senso a tutto questo.

Nei capitoli conclusivi di Giobbe, il Signore finalmente parla, rimproverando tutti per il loro ragionamento errato.

All’inizio, gli amici di Giobbe siedono con lui. Nessuna parola, nessun discorso: si limitano a dare a Giobbe il conforto della loro compagnia.

Da un certo punto in poi la situazione precipita. Col passare del tempo, gli amici di Giobbe cercano di trovare una spiegazione alle sue sofferenze, ma con risultati disastrosi.

Traggono false conclusioni che causano a Giobbe ancora più dolore ed angoscia.

Il libro di Giobbe ci obbliga anche a porci alcune domande profonde e difficili su noi stessi: perché amiamo il Signore?

È ovvio! Per tutto quello che fa per noi.

In quasi ogni riunione di testimonianza esprimiamo gratitudine a Dio — ed è giusto che sia così! Intoniamo inni sulla Sua bontà e sulle Sue benedizioni, mentre le contiamo ‘una per una’.

Cantiamo “per la bellezza della terra” e “lodiamo Dio, dal quale scaturiscono tutte le benedizioni”.

Amiamo Dio solo per quello che ci ha dato?

Amare il prossimo”: si può fare

Ma la storia di Giobbe arresta il nostro cammino quando ci chiede: “Amiamo Dio solo per quello che ci ha dato?”.

Lo amiamo, certo. Amiamo Dio per l’infinita bontà che ci dimostra. Ma lo ameremmo comunque se non fosse buono con noi?

Lo ameremmo se ci portasse via tutto, compresi i nostri beni, la nostra famiglia e la nostra salute?

Potremmo ancora cantare “poiché io molto ho avuto, molto ridarò”, se Lui ci togliesse tutto “senza un motivo”?

Potremmo ancora amare Dio se la nostra sofferenza non avesse senso?

La risposta di Giobbe alla propria sofferenza ci ha fornito alcuni dei versi più famosi e citabili di tutto l’Antico Testamento:

  • “L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno.” (Giobbe 1:21)
  • “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?” (Giobbe 2:10)
  • “Ecco, mi uccida pure; io spererò in lui.” (Giobbe 13:15)
  • “L’uomo, nato di donna, vive pochi giorni, e sazio d’affanni.” (Giobbe 14:1)
  • “Ma io so che il mio redentore vive, e che alla fine si leverà sulla polvere. E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo, senza la mia carne, vedrò Dio.” (Giobbe 19:25–26)

Le prove richiedono una profonda sottomissione

Il libro di Giobbe
Job and His Friends, by Gustave Doré

Mentre leggiamo il libro di Giobbe, ci aspettiamo che alla fine tutto abbia un senso, ma non è così.

Quando il Signore finalmente parla, non risponde a nessuna delle domande di Giobbe. Chiede semplicemente:

“Dov’eri tu quando io fondavo la terra?” e ricorda a Giobbe la Sua potenza, saggezza e grandezza.

Non ha mai spiegato a Giobbe, così come a noi lettori, il perché di tutto ciò che gli è accaduto. Dio non è un Dio di spiegazioni.

Cercando una nota più positiva, è interessante che Dio abbia ricordato a Giobbe che nel mondo preterreno gridavamo di gioia alla prospettiva di entrare in questo mondo di prove, anche quelle che non avremmo compreso.

L’anziano Neal A. Maxwell ha osservato:

“Mentre la maggior parte delle nostre sofferenze è autoinflitta, alcune sono causate o permesse da Dio.

Questa realtà che fa riflettere richiede una profonda sottomissione, specialmente quando Dio non rimuove il calice da noi.

In tali circostanze, quando ci viene in mente il grido di gioia preterreno, mentre si dispiegava il piano di questa vita, possiamo forse essere perdonati se, in alcuni momenti, ci chiediamo per che cosa poi stessimo effettivamente gridando”.

Dio non è un Dio di spiegazioni!

L'amore di Dio

Forse siamo tutti colpevoli quando cerchiamo di speculare sul motivo per cui altri subiscono certe prove o vengono colpiti da una morte prematura:

“Immagino che Dio avesse bisogno di loro”. Peggio ancora, potremmo esprimere un giudizio:

“Magari non avrebbero dovuto essere lì” o “Se avessero vissuto il Vangelo, questo non sarebbe accaduto”.

In breve, stiamo cedendo alla nostra naturale tendenza a cercare di dare un senso a qualcosa che non ha senso.

Nel corso degli anni ho imparato che, per quanto mi piacerebbe che fosse così, Dio non è sempre un Dio di spiegazioni.

Almeno non in questa vita. Come ha insegnato sorella Sheri Dew:

“Sebbene il Signore ci rivelerà molte cose, non ha mai spiegato ogni aspetto di ogni cosa al Suo popolo dell’alleanza. Siamo esortati a ‘non dubitare, ma a credere’”.

Il libro di Giobbe è il posto perfetto dove cercare per imparare qualcosa su qualcuno che è stato sommerso di problemi i quali, semplicemente, non avevano senso.

Dio risponde ad ognuno dei Suoi figli?

Sì, il messaggio positivo di Giobbe è che Dio risponde.

Non spiega tutto, ma il fatto che gli abbia risposto mostra che conosceva perfettamente Giobbe, la sua sofferenza e i suoi sforzi per dare un senso al dolore. Questo ci insegna che non è un Padre assente o indifferente.

Non ha creato il mondo come quando si carica un orologio, lo si posa e, poi, ci si allontana, poco interessati a quello che succede, con poca cura o preoccupazione. Ha ascoltato Giobbe e ascolterà noi.

Alla fine, Giobbe ha ricevuto due volte tanto di ciò che gli era stato tolto. Ha recuperato la sua salute e ha avuto nuove relazioni familiari amorevoli.

E, come crediamo, si riunirà nella prossima vita con la sua precedente famiglia. È interessante notare, tuttavia, che il Signore non gli abbia mai spiegato il perché di quanto accaduto.

Questo tipo di risposte tarda ad arrivare. Ma abbiamo comunque un punto di partenza: Dio è consapevole di noi e sa cosa stiamo passando.

Ed è davvero un buon punto di partenza, quando la vita non ha senso.

In che modo Dio ti ha aiutato durante una prova che sembrava non avere senso? Faccelo sapere nei commenti!

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Questo articolo è stato originariamente scritto da John Bytheway ed è stato pubblicato su ldsliving.com, intitolato John Bytheway: God is not a God of explanations—lessons from Job. Italiano ©2020 LDS Living, A Division of Deseret Book Company | English ©2022 LDS Living, A Division of Deseret Book Company