Che ci crediate o no, a volte persino i profeti possono sentirsi inadeguati per compiere ciò che Dio comanda loro, nonostante siano in diretta comunicazione costante con Lui. Prendiamo ad esempio la storia del profeta Enoc. Sebbene la Bibbia ci dica poco di lui, grazie alle rivelazioni moderne contenute nel libro di Mosè, possiamo apprendere principi fondamentali su come superare le nostre insicurezze affidandoci al Signore.

Enoc: un profeta importante di cui si sa poco

i profeti sono umani

Dal punto di vista biblico, Enoc è una figura sorprendentemente silenziosa. Nonostante la sua rettitudine e il fatto che sia stato traslato, l’Antico Testamento gli dedica solo pochi versetti.

Anche il Nuovo Testamento aggiunge poco: lo troviamo nella genealogia di Gesù in Luca, in Ebrei 11:5 come esempio di fede, e in Giuda 1:14 come profeta. Da questi riferimenti apprendiamo che Enoc “piacque a Dio”, ma non molto di più.

Come membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, tuttavia, abbiamo il privilegio di conoscere più a fondo questo profeta grazie alle rivelazioni moderne contenute nella Perla di Gran Prezzo, in particolare nel libro di Mosè. Ed è proprio lì che Enoc ci insegna una lezione profonda sul sentirsi inadeguati.

La chiamata di Enoc e l’esitazione

Enoc ebbe la benedizione di nascere in una “terra di rettitudine” (Mosè 6:41) e fu istruito nelle vie di Dio. Tuttavia, quando il Signore lo chiamò a predicare il pentimento a un popolo dal cuore indurito, la sua reazione fu molto umana.

Egli udì una voce dal cielo che diceva: “Enoc, figlio mio, profetizza a questo popolo e di’ loro: Pentitevi” (Mosè 6:26-27). La risposta di Enoc a questa chiamata rivela il suo carattere umile e le sue paure:

“E quando Enoc ebbe udito queste parole, si prostrò a terra dinanzi al Signore, e parlò dinanzi al Signore, dicendo: Come è che io ho trovato favore ai tuoi occhi, e non sono che un ragazzo e tutte le persone mi odiano, perché sono lento nel parlare; perché dunque sono tuo servitore?” (Mosè 6:31).

A quanti di noi è capitato di sentirsi così? Magari per un nuovo lavoro, una chiamata nella Chiesa, il ruolo di genitore, o per un compito per cui non pensavamo di avere competenze sufficienti. Enoc si definisce “lento nel parlare” e “solo un ragazzo”. Il suo sentimento di inadeguatezza è simile a quello di Mosè o di Geremia, eppure il Signore vede in noi ciò che noi non riusciamo a vedere.

Quando il Signore chiama, sostiene: ciò che ci insegna Enoc sul sentirsi inadeguati

I profeti sono sentinelle sulla torre
Il Signore non accettò le scuse di Enoc, ma rispose con una promessa potente:

“Va’, e fa come ti ho comandato, e nessuno ti trafiggerà. Apri la bocca ed essa sarà riempita, e ti darò di esprimerti… Ecco, il mio spirito è su di te, pertanto giustificherò tutte le tue parole; e le montagne fuggiranno dinanzi a te, e i fiumi devieranno dal loro corso; e tu dimorerai in me e io in te; cammina dunque con me” (Mosè 6:32–34).

Insieme a queste promesse, il Signore istruì Enoc di ungersi gli occhi con l’argilla e lavarli. Quando lo fece, egli vide le cose non con l’occhio naturale, ma con quello spirituale. Questa è la chiave per superare il senso di inadeguatezza: vedere noi stessi e il mondo come li vede Dio.

La condizione posta dal Signore è semplice ma profonda: “Cammina dunque con me”. Enoc obbedì. Nonostante la sua lentezza nel parlare, la sua fede produsse risultati miracolosi. Le Scritture riportano che “tanto grande era il potere del linguaggio che Dio gli aveva dato” che la terra tremò e i nemici fuggirono (Mosè 7:13). Da ragazzo insicuro, Enoc divenne la guida che stabilì la Città di Santità, Sion, un popolo che era “di un solo cuore e di una sola mente” (Mosè 7:18).

Cammina con me: una promessa anche per noi

la città di Enoc
Fonte: wikia.com

La promessa di aiuto che Dio ha fatto a Enoc è estesa anche a noi. Non c’è compito, opera o mansione che saremo chiamati a svolgere che non riusciremo a portare a termine con il Suo l’aiuto.

Tale promessa però pone una condizione: “cammina dunque con me”. Enoc riuscì a predicare il pentimento ad un popolo corrotto nonostante fosse lento nel parlare perché “egli camminava con Dio”.

Spesso il problema non è la mancanza di fede in Dio, ma la mancanza di fiducia in noi stessi. Le pressioni della società o le nostre debolezze percepite possono bloccarci. Tuttavia, la prima cosa che Dio disse a Enoc fu: “Enoc, figlio mio”.

Questa non è una semplice etichetta, ma una verità eterna. È come se Dio stesse dicendo: “Non preoccuparti per quello che sto per chiederti; sappi che sei mio figlio e che puoi fare ogni cosa”. Quando accettiamo la nostra natura divina come fondamento della nostra identità, le paure svaniscono. Se “camminiamo con Lui”, Egli giustificherà le nostre parole e ci darà la forza di compiere la Sua opera, proprio come fece con Enoc.

La storia di Enoc ci insegna che sentirsi inadeguati non significa essere incapaci o indegni. Al contrario, può essere il terreno su cui il Signore opera con maggiore efficacia. Se accettiamo di metterci nelle Sue mani, di obbedire e di camminare con Lui, scopriremo che Egli rende possibile ciò che da soli non lo sarebbe. Con una tale consapevolezza, non vi è motivo di sentirsi inadeguati.

Leggi anche: Il libro di Enoc: cosa sappiamo e come lo sappiamo

chatta con noiSentirsi inadeguati: cosa ci insegna la storia del profeta Enoc è stato scritto da Ginevra Palumbo